APPUNTI 2006
Parlamento europeo e Medio Oriente
di Donata Gottardi

Il tema è di estensione vastissima. Proverò, accettando il rischio dell’eccesso di semplificazione, di fornire indicazioni di carattere generale istituzionale e di occuparmi di alcuni dei temi più recenti, importanti per comprendere l’evoluzione in atto e alcune delle sue direzioni.
Ovviamente una delle difficoltà concerne anche la delimitazione dei riferimenti al Medio Oriente, non sempre possibili in qu
Inoltre, normalmente è angusta la prospettiva dettata dalla contingenza degli avvenimenti più recenti. Questa volta mi pare opportuno, per non dire necessario partire dagli ultimi documenti prodotti dal Parlamento europeo e dal gruppo socialista.
E’ significativo, infatti, osservare come il gruppo PSE avesse in programma un seminario a settembre sulle relazioni tra Europa e mondo musulmano che è divento, a seguito del conflitto in Libano dell’estate, uno scambio di opinioni sugli sviluppi politici nel Medio Oriente.
Riporterò successivamente alcune delle conclusioni del seminario. Qui, da subito, mi pare importante mettere in evidenza il cambiamento di prospettiva che si sta iniziando a percepire. Con una svolta inattesa, l’integrazione europea potrebbe (ri)prendere sviluppo a partire dal Medio Oriente.
Nel periodo triste della pausa di riflessione, così giustamente contestata dal movimento federalista europeo, sul destino della Costituzione europea e, in attesa quindi di conoscere il destino di uno dei suoi contenuti più significativi: una politica estera comune, sulla spinta del nuovo governo italiano, l’Europa, il Parlamento europeo, sente di poter finalmente assumere un ruolo di rilievo, un ruolo anzi decisivo in quello che da più lungo tempo e sempre di più sembra essere lo scenario di guerra più preoccupante nel mondo.
E non è un caso la notizia di questi giorni dell’ingresso dell’Italia nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, con un esito che, se scontato come risultato, assume significato politico incoraggiante qu
Non rientra invece in queste note la questione del terrorismo e della violazione di diritti fondamentali del nostro ordinamento, benché il Parlamento europeo, negli ultimi mesi, sia stato ampiamente coinvolto: commissione d’inchiesta sui voli segreti CIA in Europa e sulle cosiddette extraordinary renditions, trasmissione di dati personali bancari via codice SWIFT.
Torniamo a riepilogare i principali recenti passaggi:
- iniziamo dalla Conferenza di Barcellona e dagli accordi economici.
Dieci anni fa, a seguito della Conferenza di Barcellona del 1995, sembrava essersi assestata la partnership politica, economica, sociale e culturale tra i paesi del Mediterraneo orientale (e meridionale) e l’Unione europea. Sembrava dovessero solo attendersi i relativi accordi euro-mediterranei.
Sotto il profilo economico, destava fiducia, e non timori, la costituzione di una unione doganale fra paesi a diverso livello di sviluppo. Nel frattempo molto è cambiato, anche sulla fattibilità di una zona di libero scambio Nord-Sud, così come si sono modificate le strategie e le politiche economiche internazionali che concernono l’interscambio commerciale dei paesi mediterranei. Come è stato efficacemente osservato dai commentatori, “sempre più si convalida l’idea che sotto il profilo economico la regionalizzazione è complementare e non alternativa rispetto alla globalizzazione”.
Ovviamente tutto questo è una semplificazione, a partire dal fatto che i paesi mediterranei, come ricordato anche in apertura di queste note, non possono essere considerati in modo unitario. Ricordiamo quelli con cui sono stati stipulati accordi, togliendo Malta e Cipro, entrati nell’Unione: Tunisia, Turchia, Israele, Marocco, Autorità palestinese, Giordania, Egitto, Algeria, Libano e Siria.
Si parla di progetto pan-euro-mediterraneo, alla Conferenza del luglio
- Un richiamo si rende necessario alla Turchia.
La discussione al Parlamento europeo è accesa. Il percorso dovrebbe essere però più lineare di qu
- Passiamo a quello che sotto il profilo istituzionale è lo strumento più completo e per certi aspetti singolare: l’APEM, cioè l’Assemblea parlamentare euro-mediterranea.
E’ stata istituita a Napoli il 3 dicembre del 2003 ed è l’istituzione più recente del processo di Barcellona richiamato sopra.
E’ una istituzione parlamentare, composta da rappresentanti del Parlamento europeo, dei Parlamenti dei singoli Stati nazionali dell’Unione europea e dei dieci Parlamenti mediterranei dei paesi sopra ricordati. Comprende un massimo di 240 componenti, di cui 120 europei (75 dei singoli Paesi e 45 del Parlamento europeo) e 120 dei Paesi mediterranei.
E’ dotata di competenze consultive, in tema di: impulso, consolidamento e sviluppo del partenariato euro-meditteraneo; pronunce sui temi del partenariato, compresa l’applicazione degli accordi di associazione; risoluzioni e raccomandazioni, giuridicamente non vincolanti. Comprende tre commissioni parlamentari di 80 deputati: la commissione politica, sicurezza e diritti della persona; commissione economica, finanziaria, affari sociali ed educazione; commissione per la promozione della qualità della vita, degli scambi culturali.
Anche questa assemblea parlamentare si è pronunciata il 24 agosto del
- Si possono, infine, ricordare le due ultime risoluzioni del Parlamento europeo: quella del 1° giugno sulla crisi umanitaria nei territori palestinesi e il ruolo dell’Unione e quella del 7 settembre sulla situazione in Medio Oriente, a seguito, come detto in apertura, alla crisi libanese.
In particolare la seconda si ricollega alla risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, adottata all’unanimità e “sottolinea il ruolo attivo assunto da Francia e Italia”. Ritiene inoltre che “l’APEM, quale unico organo parlamentare del Processo di Barcellona che riunisce rappresentanti dei popoli della riva meridionale del Mediterraneo e dell’Unione europea, debba assumersi le proprie responsabilità per facilitare la ripresa del dialogo e della cooperazione tra le parti interessate dalla situazione in Medio Oriente”.
- Qu
Secondo gli organizzatori la conferenza ha provato che le attività relative allo sviluppo politico nel Medio Oriente e il dialogo politico con i partners like-minded nei paesi arabi e musulmani sono elementi complementari volti ai medesimi risultati.
In conclusione, questo sembra un periodo in cui sta diventando evidente il ruolo dell’Europa. Questo dovrebbe aiutare anche a convincere gli scettici a riprendere il percorso costituzionale, sia per i suoi contenuti, in particolare per la parte relativa alle scelte di politica estera comune, sia per l’importanza simbolica.
Consentitemi di aggiungere qualche ulteriore considerazione.
Si fa spesso riferimento alla necessità di tolleranza e dialogo dentro a una visione del futuro.
Per Watson, capogruppo dell’ALDE, va rivendicata la forza della democrazia laica: “la politica non deve subire l’influenza di idee religiose o suggestioni tribali”.
Resta una visione che paventa una spaccatura politica che passa per un terreno tuttora arduo anche all’interno dell’Unione europea e dei singoli Stati membri, Italia forse in testa.
Mi piace allora chiudere in maniera diversa, ricordando un messaggio della regina giordana, su ‘Il vero scontro’.
“Non si tratta di uno scontro fra l’islam ed il cristianesimo, o tra oriente e occidente, ma fra le forze dell’intolleranza e quelle della comprensione”. “A impedire il progresso negli individui, nei gruppi politici e persino nelle nazioni, è l’insistere a dipingere il mondo in bianco e nero”. “Non c’è una cultura che abbia il monopolio della virtù e dell’intolleranza: tali qualificazioni non sono dislocate geograficamente, o determinate dalla religione. Difensori della compassione e della pace si trovano in ogni luogo e in ogni culto. La grande differenza è tra coloro che sinceramente sono disposti ad ascoltare e a provare empatia con gli altri, e coloro che non lo sono. I più grandi oppressori sono quelli che si sentono investiti del dovere di imporre con la forza la loro idea di ciò che è giusto. Le più grandi ingiustizie della storia umana avvengono quando le persone credono così fortemente nella loro ideologia da essere disposte a far del male agli altri in suo nome”.
“Non dobbiamo lasciare che l’idea dello ‘scontro di civiltà’ diventi una profezia autorealizzata e contribuisca ad aumentare le paure di coloro che pensano in bianco e nero”. Non abbiamo di fronte un conflitto fra civiltà, ma la lotta della civiltà contro la disumanità.
“Quel che mi dice una lunga esperienza è che la maggioranza delle persone nella mia regione anela ad avere libertà e controllo sulle proprie vite. Oltre due secoli orsono, un gruppo di persone si disse disposto a lottare per ‘la vita, la libertà ed il perseguimento della felicità’: i popoli del Medio Oriente non vogliono e non meritano nulla di meno”
Si discuterà proprio di innovazione tecnologica e sviluppo. L'Italia arriverà a quell'appuntamento con la consapevolezza che ci siamo incamminati su un sentiero virtuoso.




