APPUNTI 2006
I SERVIZI: L'ECONOMIA E IL MODELLO SOCIALE
Relazione di Donata Gottardi e Santina Bertulessi (24 novembre 2006)

La finalità vera dell’Unione europea oggi è conciliare gli obiettivi di crescita e competitività economica con un modello sociale europeo sostenibile. La sfida è grande, la riforma e l’ammodernamento del settore dei servizi costituiscono in questo momento il perno di questa sfida europa. Diversi provvedimenti sono in esame al PE e in seno alle istituzioni europee sul tema dei servizi che si incrociano e intrecciano con la direttiva servizi da poco approvata in seconda lettura dal PE.
Il settore dei servizi costituisce il 60-70% dell'attività economica degli Stati membri dell'Unione europea, rappresenta quindi una potenzialità economica enorme. L'obiettivo della direttiva sui servizi è quello di far beneficiare questo settore, e i consumatori, dei vantaggi intrinseci al mercato interno: la libertà di stabilimento e di circolazione dei servizi, una maggiore concorrenza e i benefici che ne conseguono in termini di prezzi, offerta e qualità, maggiore competitivita interna e internazionale.
1 - LA DIRETTIVA SERVIZI
La direttiva servizi non è solo importante in sé, per le novità che introduce, ma anche perche costituisce la base di riferimento e il punto di intreccio di tutte le inziative nel campo dei servizi legislative e non - intraprese a livello dell’Unione europea e in esame al Parlamento europeo. Tali iniziative - di cui si rendera conto in questo escursus - riguardano:
- i Servizi di interesse generale
- i Partenariati pubblico privati e la gestione dei servizi da parte delle amministrazioni locali
- i Servizi sociali di interesse generale
- i Servizi sanitari
- i servizi professionali
LE NOVITA' DELLA DIRETTIVA SERVIZI
La direttiva è stata adottata senza clamore ne proteste con la seconda lettura del PE, a riprova che il testo finale costituisce un successo, un gran passo avanti, rispetto alla ptoposta originaria (la famigerata Bolkestein). Il testo finale, basato sulla posizione comune del Consiglio, riprende al 90% la posizione espressa dal PE in prima lettura e
introduce elementi interessanti, e garanzie, per imprese, consumatori e lavoratori.
Per i prestatori di servizi, le imprese, sarà più facile stabilirsi oltre il paese di origine, ovunque all'interno della UE, risparmiando tempo e denaro. Ogni SM creerà un punto di contatto unico - uno sportello unico dove i prestatori di servizi potranno avere le informazioni necesarie e ottemperare a tutte le formalità amministrative necessarie per far partire la loro attività. Saranno introdotti formulari. Per superare gli ostacoli alla liberta di stabilimento si prevede che la subordinazione ad un regime di autorizzazione è possibile solo per un motivo imperativo di interesse generale. Qualora ritenuto necessario e richiesto dallo SM, il regime di autorizzazione allo stabilimento all'interno dovra essere trasparente, chiaro e non discriminatorio. Sarà più facile prestare servizi al di là delle frontiere nazionali poiché non sarà necessario stabilirsi sul territorio del paese di destinazione e perché limitazioni alla libera circolazione dei servizi potranno derivare solo da requisiti - che non potranno che essere necessari e proporzionati - posti dagli SM per ragioni di ordine pubblico, pubblica sicurezza, sanità pubblica e tutela dell'ambiente. Ma dalla libera prestazione dei servizi senza requisiti, articolo 16, sono escluse molte fattispecie, come vedremo in seguito.
I consumatori non potranno essere discriminati sulla base della residenza o della nazionalità, avranno migliori informazioni sulle imprese, sui prestatori - sulle loro qualifiche professionali, l'ordine/associazione a cui sono eventualmente iscritti, sulle loro attività multidisciplinari, su eventuali codici di condotta a cui hanno aderito - sui servizi forniti, sui prezzi, la qualità eventuali clausole e condizioni applicate dal prestatore. I consumatori saranno informati anche sui mezzi di ricorso disponibili e sulle associazioni e organizzazioni dove possono ottenere assistenza pratica. (In particolare i prestatori vengono incoraggiati su base volontaria la qualità dei servizi facendo certificare la loro attività da organismi indipendenti e elaborando una carta di qualità propria).
I lavoratori vedono i loro diritti mantenuti e protetti poiché la direttiva non pregiudica la legislazione del lavoro, le disposizione giuridiche o contrattuali che disciplinano le condizioni di occupazione e di lavoro, compresa la salute e la sicurezza sul posto di lavoro, il rapporto tra il datore di lavoro e i lavoratori; non incide sulla normativa in materia di distacco dei lavoratori e in materia di sicurezza sociale. La direttiva non pregiudica il diritto di negoziare, concludere ed eseguire accordi collettivi e di intraprendere azioni sindacali in conformità del diritto e delle prassi nazionali.
La supervisione e il controllo saranno garantiti dalla saldarsi tra la responsabilità del controllo sul prestatore dei servizi che fa capo alla SM dove il servizio viene fornito e la stretta cooperazione prevista tra le autorità competenti degli SM. Gli SM sono obbligati all'assistenza reciproca, devono designare un punto di contatto per richieste di informazioni e di verifiche relative ai prestatori stabiliti sul territorio (la Commissione istituirà un sistema elettronico per lo scambio delle informazioni).
La direttiva lascia la porta aperta ad una maggiore armonizzazione prevedendo che la commissione riesamini 5 anni dopo l'entrata in vigore della direttiva l'applicazione dell'articolo 16 sulla libera prestazione e i requisiti (vietati) coinvolgendo le parti sociali e trasmettendo una relazione al Parlamento e al Consiglio per proporre misure di armonizzazione per le attività di servizi che rientrano nel campo della direttiva. La trasposizione della direttiva deve avvenire entro tre anni.
L'OGGETTO E LE ESCLUSIONI
La direttiva servizi si qualifica tanto per il suo obiettivo - di agevolare la liberta di stabilimento dei prestatori di servizi e la libera circolazione/prestazione dei servizi assicurando alto livello di qualita’ dei servizi - quanto per le sue esclusioni, sia dal campo di applicazione della direttiva stessa che:
a) non pregiudica la legislazione del lavoro;
b) lascia impregiudicata la libertà SM di definire quali essi ritengano essere servizi di interesse economico generale, SIEG, in che modo debbano essere organizzati e finanziati, in conformità del diritto comunitario e degli aiuti di Stato, e quali obblighi specifici essi debbano seguire;
c) esclude dal campo di applicazione i Servizi di interesse generale, ed esclude dall'applicazione dell'articolo 16 sulla libera circolazione dei servizi i servizi di interesse economico generale;
d) esclude i servizi sanitari (a prescindere dalla natura pubblica o privata e dalle modalità di organizzazione e finanziamento) e i servizi sociali riguardanti gli alloggi popolari, l'assistenza all'infanzia e il sostegno alle famiglie e alle persone in stato di bisogno;
e) esclude i servizi finanziari, i servizi di trasporto e portuali, i servizi delle agenzie interinali,
f) esclude i servizi audiovisivi, i giochi d'azzardo e i servizi privati di sicurezza;
g) esclude i servizi forniti da notai e ufficiali giudiziari,
sia dall'applicazione dell'articolo 16 sulla libera prestazione dei servizi, elemento centrale della direttiva che ha sostituito il famigerato principio del paese di origine, da cui si escludono:
h) i servizi di interesse economico generale tra cui i servizi postali, l'energia elettrica e il gas, i servizi di distribuzione e fornitura idriche, i servizi di gestione delle acque reflue, il trattamento dei rifiuti;
i) i servizi degli avvocati;
j) il trattamento dei dati personali;
k) i diritti d'autore;
l) l'immatricolazione di veicoli presi a leasing in un altro Stato membro.
2 - I SERVIZI DI INTERESSE GENERALE /SIG
Una delle esclusioni dalla direttiva servizi più significative è quella che attiene ai SIG che sono stati oggetto di un Libro verde e poi un Libro bianco da parte della Commissione. Negli ultimi anni il ruolo svolto dall'unione europea nel plasmare il futuro dei SIG si è collocato all'interno del dibattito sul modello sociale europeo sulla base della necessità di garantire una combinazione armoniosa tra i meccanismi e le regole di mercato e la funzione di servizio pubblico. Nell'UE i SIG rimangono essenziali per garantire coesione sociale e territoriale e salvaguardare la competitività dell'economia europea. Al di là della effettiva difficoltà di definire chiaramente i SIG e i SIEG esiste una nozione comune in Europa di SIG: questa si basa su valori e obiettivi comuni quali il servizio universale, la continuità, la qualità del servizio, la non discriminazione all'accesso, prezzi accessibili e tutela degli utenti e dei consumatori.
Su questo sfondo la Corte di giustizia europea, attraverso una serie di sentenze, ha assunto una funzione determinante, ma non sufficiente, verso la necessaria certezza giuridica. Il Parlamento europeo si è pronunciato recentemente sui SIG - relazione Rapkay, PSE tedesco - con una risoluzione adottata con una larga maggioranza, fortemente voluta dai socialisti dove si indicano alcuni punti essenziali e interessanti anche per il dibattito e le riforme aperte nel nostro paese sulle liberalizzazioni e sul riordino dei servizi pubblici locali.
L’obiettivo e di raggiungere a livello europeo certezza giuridica, protezione dell'autonomia delle amministrazioni locali e dei diritti dei cittadini a dei servizi pubblici di qualità. In particolare, l’obiettivo socialista il gruppo del PSE ha preparato una propria proposta di direttiva sui SIEG - è quello di garantire che i servizi pubblici - la sanità, la scuola, i servizi sociali e locali - possano essere regolamentati, finanziati e forniti secondo regole che rispondono ai principi di universalità, accessibilità, anche economica, parità di trattamento, qualità e efficienza.
E' stato particolarmente difficile giungere ad una sintesi tra i gruppi politici, cio nonostante si e trovato un accordo nel chiedere un quadro giuridico sui servizi di interesse generale e delle direttive settoriali sui servizi sociali e la sanità (laddove opportuno). Il testo è da intendere come la base per proseguire su un tema così importante per la coesione sociale ed economica e che al momento può contare solo su un zoppicante sistema normativo, costellato da numerose e sempre più frequenti sentenze della Corte di Giustizia europea, che, in quanto risposta a singoli specifici casi, non hanno la possibilità di creare un solido ed efficace quadro di riferimento, capace di conciliare i principi della concorrenza e del mercato interno e quelli dell’interesse generale, della qualità e dell’accesso universale ai servizi. Apre la strada e indica la direzione sulla quale dovrà intervenire la Commissione europea. Non potrà bastare una nuova comunicazione o linee guida, ma un'iniziativa legislativa; noi auspichiamo una direttiva quadro. E il Parlamento europeo giocherà in pieno il suo ruolo di co-legislatore.
I punti salienti della risoluzione riguardano:
- economia sociale di mercato: solidarietà, cooperazione, frontiere aperte, concorrenza, sussidiarietà, proporzionalità, democrazia;
- si afferma che la maggior parte dei SIEG deve seguire disposizioni mercato interno, appalti, pubblici, concorrenza e aiuti di Stato;
- la differenziazione tra SIG e SIEG (difficile, carattere dinamico) e in ultima analisi prevalenza del compito interesse generale;
- certezza giuridica a favore di autorità locali, imprese e utenti;
- certezza giuridica per settori servizi sociali e sanitari attraverso approccio settoriale;
- ruolo delle amministrazioni locali: discrezionalità sulla scelta della gestione di un SIG, direttamente o con affidamento esterno, nel secondo caso attraverso gara d'appalto;
- esternalizzazione SIG richiede stipula contratto pubblico di servizi con gara ma si fa salva la facoltà delle amministrazioni locali di assegnare servizi direttamente attraverso in-house o con cooperazioni itercomunali a condizioni che tali società svolgano la parte essenziale della loro attività per l'ente locale e non competano sui mercati esterni, che costituiscano quindi una forma organizzativa interna;
- si chiede chiarezza giuridica sulle forme di organizzazione inter-amministrazioni; cooperazioni, PPP e la normativa su concessioni e sulle forme di esternalizzazione - bisognerebbe del resto interrogarsi sulla materia di ciò che si può esternalizzare e fino a dove...
- rinvia al livello locale per la definizione di linee guida/orientamenti su: procedure di accesso, condizioni di prezzo e tariffe, garanzia concorrenza, regole composizione controversie - si veda il legame;
- chiede finalmente alla Commissione di presentare un'iniziativa legislativa (co-decisione) sulla base della risoluzione del PE.
3 - I SIG / SIEG e le amministrazioni locali: i PPP
In un contesto europeo - dove tutti gli sforzi economici e regolamentari sono diretti verso maggiore competitività, concorrenza e liberalizzazione per favorire il mercato e i consumatori - è di cardinale importanza definire e fissare delle regole che consentano alle amministrazioni pubbliche di continuare ad erogare servizi fondamentali per i cittadini - siano essi forniti direttamente dagli enti locali, attraverso partnership pubblico-privato, con consorzi pubblici o esternalizzati - senza incappare in sanzioni e problemi legati alla normativa della concorrenza, del mercato interno, degli appalti, delle concessioni, ecc.
L’obiettivo della risoluzione del PE sui Partenariati Pubblico Privato - sul rapporto Weiler, socialista tedesca e di fornire agli Stati membri, alle amministrazioni locali, un quadro normativo di riferimento che consentirà di effettuare con tranquillità scelte e decisioni. L’intento non è quello del controllo o della limitazione, ma della protezione nel rispetto dell’autonomia. Il tema dei Partenariati Pubblico-Privati sta diventando sempre più importante ed è ormai entrato a far parte dei nuovi confini dei sistemi di Welfare State all’interno dell’Unione europea. Leggendo la risoluzione che è stata votata dal Parlamento europeo si nota immediatamente l’intreccio con quanto già regolato in materia di appalti pubblici, di concessioni e di costituzione di società miste, con gli orientamenti della Corte di giustizia europea.
Il valore aggiunto è evidente, perché introduce trasversalmente attenzione alle diverse modalità in cui si costruiscono le alleanze tra pubblico e privato, ambito delicatissimo che riguarda soprattutto quei servizi in cui vengono in gioco i diritti di cittadinanza, tenendo conto delle diverse esperienze nazionali e dei diversi modelli su cui è stato costruito il sistema delle relazioni e le modalità organizzative.
I punti salienti della risoluzione riguardano:
- non chiede un quadro specifico per i PPP
- la scelta del partner privato deve avvenire con appalto pubblico
- ogni attività di esternalizzazione contratto con procedure appalto pubblico, necessità della trasparenza e controllo dal parte ente locale,
- richiede che l'attuazione di PPP richieda un obbligo tassativo di rendiconto nei confronti dei cittadini, per garantire efficienza, sicurezza, standard qualitativi - questo esiste in Lanzillota, ok
- introduce un richiamo forte alla protezione del personale dipendente per il rispetto della direttiva e degli accordi relativi al trasferimento di imprese - questo va introdotto in Lanzillotta,
- si riconosce che i PPP si sostanziano principalmente in appalti pubblici - con necessità trasparenza per affidamenti sotto la soglia, procedura aperta e negoziata - e concessioni - con attenzione da prestare a durata e rinnovo - e non devono essere discriminatori, devono avere criteri selezioni obiettivi;
- si esprime a favore di una limitazione delle "attività interne" / in-house in alternativa alle gare, obbligo trasparenza non discriminazione;
- si dichiara a favore dell'autonomia organizzativa locale e di forme di cooperazione tra enti locali per conseguire sinergie ed economia di scala;
- indica le fattispecie in cui delle cooperazioni inter-amministrazioni locali debba essere considerata irrilevante ai fini della normativa sugli appalti.
In effetti, nella risoluzione adottata il PE chiede alla Commissione europea di stabilire criteri per un quadro di riferimento stabile per le scelte delle amministrazioni locali e di incorporare tali criteri nella legislazione europea. Le indicazione del PE sono in linea con la direzione intrapresa dal governo. Sarebbe a questo punto auspicabile un ruolo più attivo in sede europea da parte del governo italiano su questi temi, sia per l'interesse a coniugare cambiamenti nazionali e dinamiche europee sia per incidere (prendere la guida) a livello europeo su questioni così importanti per la competitività economico e la sostenibilità del modello sociale.
4 - I SERVIZI SOCIALI DI INTERESSE GENERALE - SSIG
I SSIG costituiscono il cuore dei SIG, del resto se consideriamo l'ampiezza dello spettro di servizi coperto dalla definizione di SIEG, restano, residualmente, i servizi sociali come parte essenziale del servizi pubblici. Ed è proprio in "modo residuale" che l'UE ha affrontato il tema dei servizi sociali nell'ampio pacchetto delle misure legislative e non, sui servizi. Con il Libro Bianco del 2004 sui SIG, la Commissione decise di escludere e trattare separatamente la questione dei servizi sociali (differentemente dal Libro verde del 2003). Questo ha lasciato uno spazio aperto, rispetto al quale si è incrociata la direttiva servizi. Come abbiamo visto questa prevede l'esclusione dei servizi sociali dal campo di applicazione - grazie al PE - ma, nella versione della posizione comune del Consiglio, l'esclusione è elencata per quattro specifici ambiti dei SSIG: alloggi popolari, l'assistenza all'infanzia e il sostegno alle famiglie e alle persone in stato di bisogno. Questo, sinceramente, è il punto debole, il successo mancato, nella seconda lettura: l'obiettivo del PSE era di avere una lista indicativa/esemplificative ma non tassativa. Certamente questo sarà un punto delicato anche rispetto alle trasposizioni nazionali. Solo nell'aprile del 2006 - dopo il voto significativo e pesante della prima lettura del PE sulla direttiva servizi - la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione su "Attuazione del programma comunitario di Lisbona: i SSIG nell'Unione europea" che è attualmente all'esame del PE (la commissione competente per il fondo é l'Occupazione affari sociali, noi siamo intervenuti con emendamenti in Mercato Interno) e che è oggetto di una consultazione con gli SM, i fornitori di servizi e gli utilizzatori. la Commissione intende utilizzare la consultazione per poi proseguire su un iter legislativo, questo è fortemente auspicato dal noi del PSE.
La comunicazione della commissione sottolinea:
- innanzitutto la distinzione, non facile per il nostro sistema, tra servizi sociali e sanitari,
- l'identificazione tra regimi obbligatori e complementari di protezione sociale che coprono i rischi fondamentali della vita: salute, vecchiaia, infortuni, disoccupazione, pensionamento e disabilità;
- altri servizi essenziali prestati direttamente al cittadino per difficoltà personali, per il reinserimento nella società e nel mercato del lavoro (formazione, reinserimento professionale), per il sostegno alle famiglie nelle cure a bambini e anziani;
- le caratteristiche: solidarietà, carattere globale e personalizzato, non hanno scopo di lucro, consentono la partecipazione di volontari, sono radicati a tradizioni culturali e locali.
- metodi di modernizzazione: benchmarking, controlli di qualità e partecipazione utilizzatori; decentralizzazione; esternalizzazione e ruolo di controllo e regolazione da parte del pubblico; PPP;
- metodi di organizzazione attuale: delega, delega parziale e PPP; compensazione finanziaria pubblica.
La modernizzazione dei SS è una sfida importante per il futuro dell'UE, da un lato i SSIG svolgono una missione fondamentale di coesione sociale, dall'altro la loro trasformazione e il relativo potenziale occupazionale li rendono parte integrante della Strategia di Lisbona. Una riflessione particolare rispetto alle donne e i vantaggi in termini di occupazione rappresentati dai SSIG, sia per chi opera all'interno sia perché i SSIG consentono alle donne di accedere, restare e rientrare nel mercato del lavoro.
Il PE, con la relazione Hasse Ferreira, PSE portoghese, parte con il piede giusto:
- esprime preoccupazione per i tempi della consultazione data la necessità di un quadro giuridico, chiede una direttiva quadro;
- i SSIG costituiscono la dimensione sociale della strategia di Lisbona, e l'Agenda sociale, e svolgono un ruolo essenziale nell'affrontare questioni quali la globalizzazione (vedi FEG), il cambiamento demografico, i cambiamenti industriali, il progresso tecnologico,le migrazioni, i cambiamenti di modello sociale e di lavoro;
- afferma chiaramente che nel caso dei SSIG le norme in materia di concorrenza, appalti pubblici, aiuti pubblici e mercato interno devono essere compatibili con gli obblighi di servizio pubblico e non il contrario;
- analizza il nesso forte, e a doppio senso, tra SSIG e l'occupazione, in particolare quella femminile;
- sottolinea il carattere evolutivo dei fabbisogni sociali;
- invita la commissione e gli SM a rispettare le diversità sia delle modalità di organizzazione e gestione dei SSIG, sia delle risorse e dei metodi di finanziamento, e si esprime a favore dei PPP;
- riafferma la libertà delle amministrazioni pubbliche di decidere se le prestazioni dei SSIG vadano erogate da mutue, altre organizzazioni sociali o imprese private.
Cercheremo di integrare aspetti quali quello dell'economia sociale e dei servizi "di confine", quelli socio-sanitari, L'iter è appena cominciato, le diverse commissioni competenti per parere stanno dando il loro contributo, ben presto avremo gli emendamenti provenienti dalla destra, sarà essenziale costruire una maggioranza solida. Certamente il nostro paese deve dare un contributo significativo in sede europea per fare avanzare questo dossier sul giusto binario e in stretta coordinazione con quello sui servizi sanitari. Anche qui deve aprirsi una stagione di maggiore protagonismo italiano a livello delle istituzioni europee.
5 - I SERVIZI SANITARI
Come i servizi sociali, i servizi sanitari sono esclusi dalla direttiva servizi - come abbiamo visto, a prescindere dalla natura pubblica o privata e dalle modalità di organizzazione e finanziamento - e dal Libro bianco sui servizi di interesse generale.
La Commissione europea ha aperto, con una comunicazione relativa ad un'azione comunitaria nel settore dei servizi sanitari, una consultazione che si chiuderà alla fine del gennaio 2007 con l'obiettivo di individuare le questioni centrali - e gli strumenti adeguati per affrontarle - da definire attraverso un'azione comunitaria. Da un lato vi è la necessità di avere certezza giuridica, in particolare a seguito delle sentenze della Corte di Giustizia, riguardanti la libera circolazione dei servizi, dei professionisti e dei pazienti (con la distinzione tra cure - rispetto a cui un cittadino ha diritto di ricevere in qualsiasi SM - e cure ospedaliere - rispetto a cui un cittadino ha diritto previa autorizzazione del sistema sanitario da cui dipende), dall'altro la necessità di apportare un valore aggiunto alle iniziative che gli SM si trovano ad assumere nell'ambito dei servizi sanitari.
La Commissione, con la consultazione, sottoponendo 9 specifici quesiti, vuole investigare i seguenti aspetti:
- se esistano valori e principi condivisi a livello europeo in termini si servizi sanitari;
- stabilire l'entità del margine di manovra di cui dispongono gli stati membri per regolare e pianificare i propri sistemi;
- verificare la possibilità di alternative per i diritti individuali con la sostenibilità dei sistemi sanitari in generale;
- modalità per garantire meccanismo di compensazione finanziaria per le prestazioni transfrontaliere;
- stabilire in che modo i pazienti e i professionisti possano paragonare e scegliere tra le varie prestazioni nei diversi paesi;
- definire il legame tra servizi sanitari e servizi connessi, in particolare servizi sociali e assistenza di lunga durata.
Il PE non ha ancora effettivamente aperto i suoi lavori su questo dossier, ma si tratta di giorni. Sicuramente il nostro gruppo seguirà con attenzione questo dossier ispirandosi agli stessi principi chiave visti in relazione ai SIG. Pare già chiaro che bisognerà spostare l'asse adottato dalla Commissione, che si focalizza sulle prestazioni transfrontaliere in particolare e superare i pronunciamenti della Corte che si fermano alla libera circolazione. Ciò che risulta chiaro è che le regole non possono rimanere parcellizzate all’interno delle singole decisioni della Corte di giustizia europea, che finora ha svolto un ottimo lavoro di orientamento, ma cui sarebbe sbagliato continuare ad affidare quello di supplenza rispetto alle istituzioni competenti a produrre regole legislative comuni. La disponibilità di servizi sanitari di elevata qualità rappresenta una priorità per i cittadini e le cittadine europei, il diritto alle cure sanitarie è anche sancito nella Carta dei diritti fondamentali.
A livello europeo, il Consiglio "Salute" ha dato un segnale incoraggiante con la dichiarazione sui valori e principi comuni dei sistemi sanitari nazionali dell'Unione europea adottata nel giugno scorso. Questa buona base di partenza deve spingere il nostro paese a svolgere una funzione di impulso, di concerto con le istituzioni europee e nazionali, per un'evoluzione positiva e in tempi brevi di questo dossier importante.
6 - I SERVIZI PROFESSIONALI
Il tema della liberalizzazione delle professioni si incrocia con la direttiva servizi ed è già stato oggetto di una risoluzione del PE, sulla relazione Ehler, tedesco PPE, sulla concorrenza nei servizi professionali, partendo dall'analisi e dalle investigazioni della commissione europea. Questo tema è stato particolarmente seguito dalla nostra delegazione, Gottardi e Pittella sono stati attivi con emendamenti ed hanno svolto la funzione di shadows per il gruppo PSE.
Nella sua relazione, la Commissione europea ha concentrato l'attenzione su sei categorie professionali: avvocati, notai, ingegneri, architetti, farmacisti e contabili, analizzando in dettaglio cinque principali tipi di restrizioni della concorrenza: i prezzi fissi, quelli raccomandati, la regolazione della pubblicità, i requisiti di accesso e i diritti esclusivi ed, in ultimo, la struttura aziendale. L'invito pressante lanciato da Bruxelles ai Governi Nazionali è di eliminare tutti gli eccessi corporativi e protezionistici che stridono con il disposto dei Trattati, di cui la Commissione è garante, e che riducono le potenzialità economiche del mercato interno, oltre a tenere ai margini molti giovani professionisti.
Il Parlamento Europeo ha approvato recentemente, in ottobre,a larga maggioranza la relazione Ehler sulle libere professioni che punta alla liberalizzazione dei servizi professionali e si esprime a favore dell'abolizione delle barriere e degli ostacoli regolamentari, a favore di una maggiore concorrenza e apertura, viste come elementi decisivi per la crescita economica, l'accesso alle professioni, la qualità dei servizi e la protezione dei consumatori.
Secondo il Parlamento europeo, la regolamentazione e l´autoregolamentazione nell'ambito dei servizi professionali devono essere coerenti con la Stragia di Lisbona, tener conto dell'interesse generale e non devono produrre effetti discriminatori, in termini etnici, nazionali e di genere. La promozione dei codici di condotta viene collegata a un ruolo decisivo svolto dalle associazioni di rappresentanza di tutti gli stakeholder.
I seguenti aspetti costituiscono punti qualificanti del testo della risoluzione:
- la pubblicità, si sottolinea la sua importanza come servizio di informazione per i consumatori, in particolare rispetto alla natura e al costo del servizio,
- la creazione di imprese di servizi interprofessionali e multidisciplinari, per facilitare innovazione e competitività a favore di cittadini, piccole imprese e amministrazioni pubbliche, si veda altresì la dir servizi, l'art 24 prevede che "gli SM sopprimano tutti i divieti totali di comunicazioni commerciali per le professioni regolamentate";
- la garanzia di accesso e mobilità nell'ambito dei servizi professionali e la facilitazione del passaggio dalla formazione universitaria e post-universitaria alle professioni;
- il superamento delle restrizioni alle possibilità di cooperazione e il sostegno alla creazione di imprese di servizi multidisciplinari e interprofessionali, si veda a riguardo anche la dir servizi,l'art 25 prevede che "gli SM provvedano affinché i prestatori non siano assoggettati a requisiti che li obblighino ad esercitare esclusivamente una determinata attività specifica o che limitino l'esercizio, congiunto o in associazione, di attività diverse;
- l'invito agli Stati membri a superare il sistema delle tariffe fisse o minime e il divieto di contrattare compensi legati al risultato raggiunto perché potrebbero essere di ostacolo alla qualità del servizio per i cittadini" e a "introdurre misure meno restrittive e più adeguate al rispetto dei principi di non discriminazione, necessità e proporzionalità attraverso la consultazione con tutte e parti interessate".
Il Parlamento europeo ha lanciato un importante segnale politico agli Stati membri, per noi è significativa la concomitanza e la coerenza dell'azione del governo italiano su questo specifico tema attraverso il decreto Bersani. Il percorso intrapreso a livello nazionale si inserisce in quello europeo in perfetta sintonia, è significativo che in questo momento l'Italia stia non solo recuperando il ritardo maturato sul tema, ma sia diventata avanguardia attraverso scelte che nel frattempo sono state confermate dal Parlamento europeo.
Questo ruolo di avanguardia deve essere giocato anche sul tavolo europeo con l'obiettivo di contribuire ad una maggiore competitività italiana ed europea.
Il lavoro del PE, della nostra delegazione e del PSE sulle tematiche dei servizi, dei SIG, dei servizi sanitari e sociali, dei servizi professionali è la dimostrazione che questo, per il Parlamento europeo, è un anno prolifico di iniziative nel campo dei servizi. L’auspicio è che lavorando per tasselli, di dimensioni diverse, sappiamo costruire un disegno coerente e proficuo per i cittadini e le cittadine europee, le amministrazioni pubbliche, i prestatori di servizi e gli attori del mercato.
Le ragioni e gli obiettivi della nostra azione in Europa trovano la loro ispirazione nella strategia di Lisbona, nella necessità di coniugare competitività, mercato interno e modello sociale che abbia come riferimento le cittadine e i cittadini consumatori, le lavoratrici e i lavoratori, nell'imperativo definire un contesto d'azione che consenta di rilanciare l'economia, liberare energie, creare sinergie ed opportunità per tutti. Il modello europeo deve tenere insieme mercato, stato sociale, cittadini e porsi al resto del mondo.
Il percorso e gli strumenti sulle tematiche che abbiamo analizzato devono tenere insieme l'Unione europea e l’Italia, la nostra presenza politica in Italia e in Europa, devono vedere un nuovo protagonismo per il nostro paese e aprire alla partecipazione di tutti gli attori dell'economia e della società, le parti sociali, le amministrazioni pubbliche, le cittadine e i cittadini.
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Una riflessione generale su esternalizzazione, di collaborazione, di utilizzazione delle iniziative dei privati deve avere punti fermi: i servizi essenziali vanno mantenuti in capo alle amministrazioni e agli enti competenti; l’esigenza di realizzare risparmi di spesa non può prevalere e allentare quella della qualità dei servizi e della salvaguardia dei diritti di chi presta i servizi, così come la ricerca di efficienza e innovazione deve saldarsi al rispetto dei principi di accessibilità, trasparenza e non discriminazione.
ttadini e le cittadine europee, le amministrazioni pubbliche e gli attori del mercato.




