ATTIVITA' 2007
Flexicurity
di Donata Gottardi (Aprile, dicembre 2007)

Una parola é una parola. La flexicurity non é una politica buona o cattiva in sé. Non é nemmeno una singola politica, ma piuttosto un insieme di azioni, che non possono che risultare combinate ed equilibrate per rispettare l'endiadi evocata. Questo significa che occorre progettare bene e applicare ancora meglio. In altre parole: dipende!
Il Parlamento europeo, già nella posizione che aveva espresso a luglio nei confronti della consultazione aperta dalla Commissione europea sul Libro verde sulla 'Modernizzazione del Diritto del lavoro per affrontare le sfide del nuovo secolo', ha scelto una strada di grande coerenza, cercando di evitare lo scontro ideologico e mettendo in campo tutta la sua tradizione di garante del modello sociale europeo e di convinto assertore della Strategia di Lisbona: maggiore occupazione, occupazione di qualità!
Normalmente si ritiene che sia una strategia volta a rendere più flessibile il mercato del lavoro e a compensare, con sostegni economici e formativi, il passaggio da un posto di lavoro all'altro. Una visione tutto sommato difensiva, di contenimento del danno, mentre quello di cui abbiamo bisogno é rilancio, innovazione, qualità.
Può essere particolarmente utile provare a declinare la flexicurity al femminile. In questo modo, possiamo trovare una corretta chiave di ingresso. Intanto abbiamo la possibilità di rilevare che sono le donne le principali destinatarie dei lavori più precari e instabili. E poi, nello stesso tempo, possiamo scoprire tutte le potenzialità positive di questa strategia, se però - e soltanto se - intendiamo la flessibilità non come precarizzazione dei rapporti di lavoro, ma come organizzazione flessibile del lavoro e dei tempi per incontrare le esigenze delle persone, il loro benessere e, quindi, la qualità del lavoro e la produttività. E se intendiamo la sicurezza non solo come indennità e formazione, ma anche come accompagnamento nelle diverse attività e scelte durante la vita delle persone e ripensamento complessivo del sistema di Welfare, meno incardinato sulla sola condizione di lavoratore subordinato.
E' così che si entra nella prospettiva propositiva e innovativa. I cambiamenti demografici, climatici, dei sistemi finanziari e produttivi come delle relazioni sociali e familiari sono sfide che chiedono strategie rivolte al futuro, non vecchie ricette del passato.




