appuntiALTRI SCRITTI 2006

Il modello spagnolo

di Emiliano Galati
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La Spagna è il paese più citato, il modello da seguire e da imitare.

Tuttavia parlando della Spagna è abbastanza difficile non parlare di un mezzo miracolo visto la crescita economica e sociale della penisola iberica.

Come definire diversamente un tasso d’attività ovvero la percentuale di cittadini disposti a lavorare, che dal 1992 ad oggi è passata dal 58% al 72%, il tasso d’occupazione è passato dal 49% al 66% e quello di disoccupazione è sceso dal 20 all’8%.

Un percorso tutto in salita – ci spiega il Ministro del Lavoro spagnolo Jesus Caldera – in quanto il governo in carica ha dovuto risolvere non pochi problemi a cominciare dalla crescita della precarietà.

I contratti a termine sono il 34% del totale degli occupati, una cifra che pone il paese iberico al primo posto in Europa per numero di contratti temporanei.

 Lo scorso maggio per far fronte a questa questione il governo ha approvato una legge sul mercato del lavoro che rende stabili i rapporti di lavoro piuttosto che favorire la flessibilità.

A pochi mesi dall’entrata in vigore di questa norma molti i nuovi posti di lavoro creati: 750.000.

Una riforma che ha avuto il consenso sia delle parti sociali che degli imprenditori.

Quest’ultimi hanno ottenuto che al momento dell’assunzione a tempo indeterminato possono usufruire di un bonus di 800 euro per tre anni e possono, nel caso di licenziamento del lavoratore, pagare un’indennità inferiore a quella normalmente stabilita.

Anche sul capitolo pensioni il riformismo spagnolo mostra tutta la sua efficacia: “ da noi – prosegue Caldera – l’età media pensionabile è 63.5 anni (circa quattro anni in più di quella italiana).

Insomma la Spagna pare essere il modello di riferimento al fine di coniugare crescita economica, competitività e protezione sociale.