ALTRI SCRITTI 2007
Guido Rossa, mio padre
di Emiliano Galati (19 marzo 2007)

"Allora c'era un clima di paura palpabile e reale.Non si può colpevolizzare chi non se la sentì di restare sulle barricate, anche se per una causa giusta. Mio padre, comunista e sindacalista, fu ucciso perché aveva capito che le BR si erano infiltrate nel sindacato per colpire chi non credeva nella rivoluzione, ma aveva scelto la via delle riforme. Io allora ero troppo giovane per capire tante cose, ma è certo che lui aveva fatto una scelta ben precisa, in coerenza con i suoi principi e la fiducia nelle istituzioni. Una fiducia mal ripagata, vista la fretta con la quale è stata archiviato il problema terrorismo, che infatti adesso rispunta. Nonostante siano state uccise 481 persone in vent'anni, lo Stato non ha ancora ritenuto di fare una legge per tutelare le vittime del terrorismo".
Inizia in questo modo la lezione di comportamento e di stile di Sabina Rossa, figlia di Guido barbaramente assassinato il 24 gennaio del 1979 da una colonna del movimento terroristico delle Brigate Rosse a Genova.
Sabina Rossa, invitata dall’organizzazione sindacale della cgil scaligera, racconta la vita di suo padre prendendo spunto da una delle tante testimonianze raccolte in questi ultimi 28 anni.
Sabina oggi è un’insegnante e senatrice in questa legislatura nelle file dei Democratici di Sinistra.
Questo libro nasce dalla necessità di capire, di iniziare un lungo viaggio alla ricerca di luoghi, persone, testimoni in grado di ricostruire la personalità, i valori e il testamento politico lasciato dall’operaio Rossa.
“Guido Rossa, mio padre” è scritto a quattro mani assieme a Giovanni Fasanella e parte con una ricostruzione storica e culturale del periodo buio dei cosiddetti anni di piombo.
Giovanni Fasanella in quegli anni era cronista de l’Unità a Genova e ci introduce al clima di quel periodo: “All’interno della fabbrica dell’Italsider operava una forte colonna terroristica rossa con almeno una trentina di aderenti, addirittura dalle indagini è emerso con chiarezza che più di un operaio aveva dato l’input all’esterno di eliminare l’operaio Rossa; tutto questo anche perché negli anni settanta a Genova esisteva un fronte ampio e favorevole alla lotta armata”.
Uno dei principali testimoni del libro è Vincenzo Gagliardo, unico sopravvissuto del commando che assassinò il delegato cgil dell’Italsider.
“Volevo incontrarlo, aveva con me un debito morale e ci riuscì, - spiega la senatrice ho subito capito dalle sue prime parole che mio padre era stato volutamente ucciso.
Esisteva un primo commando che intenzionalmente lo ferì, immediatamente dopo un secondo gruppo di terroristi aveva il mandato di ferirlo mortalmente”.
Sabina Rossa ci congeda facendo capire che a distanza di t




