appuntiALTRI SCRITTI 2007

Dalla costituzione al Trattato europeo

di Emiliano Galati (13 novembre 2007)
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Col termine costituzione europea si suole chiamare il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa. Il suo scopo, oltre a quello di sostituire i diversi trattati esistenti che al momento costituiscono la base giuridica dell'Unione Europea, è principalmente quello di dare all'UE un assetto politico chiaro e tendenzialmente definitivo riguardo le sue istituzioni, le sue competenze, le modalità decisionali, la politica estera.
A dispetto del nome, però, non si tratta di una vera costituzione che sancisce la nascita di una sovranità (come la costituzione federale degli Stati Uniti d'America), bensì di una sorta di Testo unico, in cui vengono solo recepiti e riordinati testi giuridici preesistenti, con poche vere innovazioni e senza alcun trasferimento di sovranità.
La Costituzione europea si compone di un preambolo, di quattro parti (per un totale di 448 articoli), di 36 protocolli, due allegati e un Atto finale.
La costituzione è comunque un punto di partenza per recuperare lo spirito comunitario europeo. Questo lo scopo del convegno organizzato dalla facoltà di Giurisprudenza e dal Centro di documentazione europea dell’Università di Verona in collaborazione con il Movimento federalista europeo.
L’occasione è servita per analizzare il percorso che ha portato dalla Costituzione europea, bocciata nei referendum francese e olandese, al Trattato di riforma approvato a Lisbona dai Capi di stato e di governo.
A introdurre il convegno è stata Maria Caterina Baruffi, docente dell’ateneo veronese. In seguito Antonio Padoa Schioppa, professore di Storia del diritto italiano all’università di Milano, ha spiegato il senso profondo dell’eredità di Altiero Spinelli e le luci e ombre del nuovo Trattato.
Carlo Curti Gialdino, docente di Diritto internazionale alla facoltà “La Sapienza” di Roma, ha parlato del rapporto tra Costituzione europea, il Consiglio europeo di Bruxelles e il nuovo Trattato.
Infine Donata Gottardi docente di Diritto del lavoro dell’ateneo scaligero, in congedo dal maggio 2006 con l’ingresso nel Parlamento Europeo, ha esposto le sue riflessioni sul ruolo del Parlamento europeo nel nuovo Trattato.
 Si è analizzata una situazione in cui l'Unione europea, ormai da parecchi anni, si è trovata a dover affrontare nuove importanti sfide. Nel 2000 le norme di base della legislazione europea venivano rinnovate con il Trattato di Nizza (7-10 dicembre 2000), che introduceva flessibilità e riforme in vista di un allargamento dell'Europa da 15 a 27 membri (entro il 2007). Sebbene le innovazioni introdotte abbiano migliorato i processi decisionali e meglio organizzato le istituzioni dell'UE, il Trattato di Nizza era nato come compromesso tra le diverse idee dei paesi membri e quindi non adeguatamente capace di rispondere alle future sfide dell'Europa. Per tale motivo all'atto finale della conferenza intergovernativa che avrebbe varato il nuovo trattato venne aggiunta all'ultimo momento una "Dichiarazione sul futuro dell'Unione". In essa si ponevano i nuovi problemi da risolvere entro il 2004, anno dell'allargamento dell'Unione ad altri 10 membri. La dichiarazione concerneva:

  1. le modalità per stabilire e mantenere una più precisa delimitazione delle competenze tra l'Unione europea e gli Stati membri, che rispecchi il principio di sussidiarietà;
  2. lo status della Carta dei diritti fondamentali, proclamata a Nizza;
  3. una semplificazione dei trattati al fine di renderli più chiari e meglio comprensibili senza modificarne la sostanza;
  4. il ruolo dei Parlamenti nazionali nell'architettura europea;
  5. migliorare e continuare a garantire la legittimità democratica e la trasparenza dell'Unione e delle sue Istituzioni, per avvicinarle maggiormente ai cittadini degli Stati membri.

In conclusione con la dichiarazione di Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell'Europa unita, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier italiano Romano Prodi hanno espresso la volontà di consentire l'entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009, anno delle elezioni del nuovo Parlamento europeo. Si è così svolto sotto la presidenza tedesca dell'Unione il vertice di Bruxelles nel giugno 2007 nel quale si è arrivati ad un accordo sul nuovo "Trattato di riforma".
Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha ribadito la necessità di un ruolo più attivo dei singoli stati membri: “Non possiamo continuare a costruire l’Europa del futuro con gli strumenti del passato. Abbiamo bisogno del supplemento di efficienza e democrazia che apporterebbe la Costituzione. È impossibile ignorare che mentre noi cerchiamo di giungere ad una soluzione istituzionale, alcune politiche restano bloccate”.