APPUNTI 2007
Lettera sulla questione dei nomadi a Verona e risposta di Donata Gottardi
From: Renzo Barzon
Sent: Thu 6/14/2007 11:28 PM
Gentile Signora e p. c. Politici
On DONATA GOTTARTI Amici e conoscenti
Parlamento Europeo
(rif. Giornale L’Arena 14/6 pag. 13)
Martedì 5 giugno, in via Roma, alle ore 14,45, una nomade con dei bambini che avranno avuto l’età delle mie nipotine, chiedeva l’elemosina. In quell’ora i bambini dovevano essere ancora all’asilo.
Venerdì 8 giugno, alle ore 16, davanti ad un supermercato di Borgo Venezia, una nomade con bambini piccoli chiedeva l’elemosina.
Alle 8,45 dell’11 giugno, all’incrocio semaforico tra via Betteloni e via Barana, zona altamente inquinata, una nomade con bambini chiedeva l’elemosina. Ecc. ecc.
Queste donne potevano essere delle brave operaie, come tante veronesi, non avevano niente di invalidante, dato il comportamento. Perché non vanno a lavorare lasciando, come fanno tante mamme, i loro figli alla custodia dei nonni, o all’asilo? I padri cosa stanno facendo quando le mamme nomadi vanno a impietosire la gente, con i propri figli, per avere la carità?
Io credo che nessun veronese ce l’abbia con i nomadi perchè sono tali.
Perché i nomadi devono essere assistiti, quando potrebbero lavorare come tutti gli altri cittadini?
Se invece lavorano come tutti gli altri perché devono essere assistiti?
Perché l’amministrazione comunale deve sottrarre risorse alla gente Veronese veramente indigente per assistere persone che sono fisicamente autosufficienti?
Quanto costa il nomade alla sanità pubblica? Quali contributi il nomade dà alla sanità pubblica?
Senza contare che hanno cattiva fama di gente che agisce illegalmente.
Tutti noi lavoratori, con molto sacrificio per pagare il mutuo, ci siamo fatti la casa. Lo facciano anche i nomadi. L’era del nomadismo, con la società che c’è, è finito da un pezzo.
L’amministrazione pubblica dovrebbe facilitare ai nomadi la ricerca di un lavoro e la possibilità di farsi un mutuo per la casa, poi devono cavarsela come tutti noi.
Il buonismo ingiusto e deleterio e per niente educativo, che spesso pullula in molte persone e associazioni, fa apparire che i nomadi sono dei perseguitati. In realtà i perseguitati, dai nomadi, sono i veronesi per bene.
Per la cronaca, sono iscritto ad un partito di sinistra.
Cordiali saluti.
BARZON RENZO
Subject: R: Nomadi
Caro Renzo Barzon,
ovviamente la stampa ha solo riportato sinteticamente la mia posizione. Sono felice di avere questa occasione per discuterne con un po’ di spazio. Il problema è noto da tempo.
Certo la presenza ai semafori è continua, ma non solo di rom. Forse sono la prevalenza. Non lo so.
Credo però che questo non dipenda dall’esistenza di un campo nomadi e da un progetto di inserimento. Anzi. E’ proprio quello che lei indica come prospettiva l’obiettivo di un progetto di inserimento.
Non posso entrare nel merito del progetto. Non è mia competenza. Mi sono espressa come cittadina che si è sempre occupata di divieti di discriminazione e come parlamentare europea che conosce quanto le istituzioni europee stiano operando su questi temi, a partire dalla considerazione che i Rom sono l’etnia più discriminata nell’Unione.
Non ho mai nemmeno pensato che le cittadine e i cittadini della nostra città siano razzisti. Diverso il mio giudizio sul nuovo sindaco, come dimostrano le vicende giudiziarie.
E men che meno penso che la difesa dei diritti e la lotta alle discriminazione possa essere considerata ‘buonismo’.
Penso che dobbiamo discutere di cosa significhi sicurezza, in una società sempre più insicura. Siamo tutti più insicuri. Per motivi diversi, ma sono più insicure le persone anziane così come i giovani. L’insicurezza colpisce chi ha una pensione irrisoria e chi vive nella precarietà, anche del lavoro, così come colpisce le persone adulte che escono dal mercato del lavoro. Il nostro paese si caratterizza per essere una delle società più rigide, con poca mobilità sociale e con scarsa adattabilità della organizzazione del lavoro.
Nell’amministrazione di una città si devono operare scelte. Stabilire priorità. Ma è una società triste e barricata quella che pensa che o ci si occupa degli uni o ci si occupa degli altri. Solo una visione complessiva rende possibili soluzioni semplici.
La mia posizione parte da una considerazione forse banale: perché distruggere un progetto di inserimento che sta arrivando a produrre risultati? Come si può pensare che sia attraverso questa scorciatoia che si costruisce sicurezza? Non è così che si distruggono risorse, anche sotto il profilo economico? Come pensare che non si aggravi il problema sicurezza sgomberando un campo e interrompendo un percorso di inserimento? Come pensare che non si violini i diritti delle bambine e dei bambini? Non crede che l’istruzione sia uno dei più forti canali per costruire una società che impone regole e rispetta le differenze? E’ utopia? Lo sarebbe se ne parlassimo solo in via teorica e senza attuazione concreta.
E non credo che tutto questo possa passare attraverso l’imposizione e senza coinvolgere le cittadine e i cittadini. Spiegando, confrontandosi, adottando scelte dopo aver coinvolto il maggior numero di persone.
Sono molte le città, italiane ed europee, che scelgono la strada dei progetti di inserimento anche per poter adottare la linea ‘dura’ nei confronti della violazione delle regole. Non si controlla così maggiormente la sicurezza di tutte e di tutti?
Le allego l’interrogazione parlamentare che ho presentato e che è stata firmata da molti altri deputati italiani al parlamento europeo.
Ho intenzione di portare a discutere di questi temi a Verona un gruppo di parlamentari di altri paesi europei, soprattutto dei paesi dell’est, scelti tra quelli che partecipano all’intergruppo sui Rom, di diversa appartenenza politica: dai popolari ai liberali ai socialisti.
Sono solo alcune riflessioni sparse. Mi piacerebbe continuare a discuterne.
Cari saluti
Donata Gottardi




