ALTRI SCRITTI 2006
Trichet alla commissione Economica e Monetaria
di Santina Bertulessi, 11 settembre 2006

Per il suo appuntamento a cadenza trimestrale nell'ambito del dialogo monetario con la Commissione economica del Parlamento europeo Trichet, presidente della Banca centrale europea, si è presentato in forma.
Ha presentato ai deputati europei un quadro generale dell'economia europea della zona euro che si caratterizza per una leggera ma incoraggiante crescita economica -essendo che la ripresa è fondata su una base più ampia, con una domanda interna più forte - e su un prodotto interno lordo in aumento. Rispetto all'obiettivo della stabilità dei prezzi e all'inflazione, che attualmente resta al di sotto del limite del 2%, Trichet prevede però dei rischi di crescita nel medio e lungo periodi, tali da giustificare una grande prudenza e il mantenimento di una politica monetaria ferrea, la stessa politica che ha portato a due aumenti consecutivi dello 0.25% del tasso di interesse dell'Euro nell'arco degli ultimi tre mesi. Una politica monetaria che sceglie di concentrarsi solo sull'obiettivo della stabilità dei prezzi e che considera più importante prevenire l'inflazione che valutare le ricadute sulla crescita, gli investimenti e la domanda interna dell'aumento dei tassi di interesse, nell'ottica della Strategia di Lisbona.
Niente di nuovo sino a qui, se non che questa volta Trichet si è sentito di aprire le proprie riflessioni anche ad aspetti di politica economica più sostanziali, legati alla strategia di Lisbona e all'obiettivo della competitività. Secondo l'interpretazione del presidente della BCE la mancanza di competitività della zona euro è dovuta al basso livello di produttività del lavoro, in particolare in alcuni paesi della zona euro, per cui la ricetta che Trichet si sente di raccomandare caldamente è la moderazione salariale e il superamento della contrattazione collettiva a favore della determinazione salariale su base settoriale e aziendale. Fa specie che proprio nel momento in cui si parla di competitività, e della necessità di tutta la zona euro di migliorare la propria posizione rispetto all'economia mondiale, ci si concentri in particolare sui salari e poco, o niente, su aspetti quali l'investimento in ricerca, la qualità e il contenuto tecnologico dei beni e servizi prodotti, la formazione, la capacità di diversificare e innovare i prodotti e i sistemi di produzione, strutture e servizi moderni e efficienti.
Trichet deludente quindi sotto il versante della politica economica e della politica monetaria.
E' giusto però sottolineare anche i passaggio positivi del discorso di Trichet, nelle risposte date ai deputati membri dell'Economica. Riguardo i mercati finanziari, e il ruolo che questi giocano rispetto all'economia, la Banca Centrale Europea aveva già lanciato un allarme sulla questione dei Hedge Funds (fondi speculativi). Trichet ritiene che sarebbe utile avere norme sia per limitare il rischio di instabilità finanziaria insito nei Hedge Funds che per proteggere gli investitori. La differenza tra la posizione del Presidente della BCE e quella di diversi deputati europei, in particolare i socialisti, è che il primo ritiene che una legislazione in questo settore sia possibile solo a livello internazionale (stile Basilea II per le banche) mentre i secondi ritengono sia utile e necessario intervenire a livello di mercato europeo, anche alla luce del ruolo sempre più attivo che Hedge Funds e Private equity stanno dimostrando nell'acquisizione di grandi aziende quotate, con le ricadute negative in termini di de-capitalizzazione e licenziamenti.
Nessuna grande sorpresa alla fine, Trichet è fedele a se stesso e alla rigida politica monetaria incarnata dal direttorio della Banca Centrale Europea. Del resto dobbiamo anche ammettere che non possiamo semplicemente criticare la BCE per non essere sufficientemente sensibile al tema della crescita e dell'occupazione quando gli stessi Stati membri non hanno ancora accettato l'idea che - per restare nella dinamica dell'economia mondiale ed essere competitivi - si deve di avere un governo unitario dell'economia europea (la famosa governance economica).




