appuntiALTRI SCRITTI 2007

EURO: CONVERGENZA O DIVERGENZA?
Un incontro con i Parlamenti nazionali su sviluppo economico, crescita e stabilità finanziaria dell'Europa

di Santina Bertulessi, 3 marzo 2007
barra punti metallici

L'incontro del Parlamento europeo con i Parlamenti nazionali organizzato dalla commissione Economica e monetaria del PE di quest'anno era dedicato al tema della "Convergenza o divergenza nella zona Euro?". Al seminario (organizzato su due giornate, il pomeriggio del 28 febbraio e il mattino del 1 marzo) hanno partecipato non solo parlamentari europei e nazionali, ma anche personalità delle istituzioni europee come Trichet e Almunia, economisti di grande livello come Stiglitz, premio nobel, Fitoussi, Aghion e Woods e rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.

È stata un'occasione per fare un'analisi ed un dibattito con una prospettiva alta e lungimirante rispetto allo sviluppo economico, alla crescita e la stabilità finanziaria dell'Europa e, in particolare, dell'area euro. C'è stata convergenza assoluta nel sostenere che la scala appropriata per ogni ragionamento e strategia economica deve essere quella europea, gli Stati membri singolarmente presi non sono più in grado di reggere il confronto con il resto del mondo.

Dopo più di un decennio di scarsa performance la zona euro sta registrando un tasso di crescita che si aggira al 4% accompagnato ad un'inflazione che è scesa sotto il 2% e da un aumento dell'occupazione.  Secondo Fitoussi e Stiglitz è venuto il momento di far partecipare anche i lavoratori ai frutti della crescita economica, che di per sè, e più marcatamente in questa fase di globalizzazione, si caratterizza per una forte asimmetria nella redistribuzione dei profitti. Allora perché non sostenere aumenti salariali che siano legati alla produttività, come dice Almunia, dando forza alla crescita basata su domanda interna. Del resto, il successo di una politica economica dovrebbe essere misurato sulla crescita del benessere di tutti i cittadini - Fitoussi mostrava come il livello del reddito lordo pro capite all'interno della zona euro si sia livellato verso il basso negli ultimi 10 anni, dimostrando un'erosione del potere d'acquisto - ed anche - come sottolineava Stiglitz - sul tasso di occupazione, da connsiderarsi di pari importanza rispetto a quello di della crescita e dell'inflazione.

È chiaro che propositi economici di questo tenore si sono scontrati con la posizione del presidente della BCE che incarna la politica monetaria della zona euro. Trichet non cambia posizione rispetto alla stabilità dei prezzi e all'inflazione, obiettivi primari della Banca centrale. A voler vedere non si tratta tanto e solo di visioni economiche inconciliabili tra la BCE, gli economisti e persino le posizioni espresse dall'Ecofin. Si tratta dell'anomalia del sistema della zona euro che, pur avendo una moneta unica e una politica monetaria comune ed in dipendente, incarnata dalla BCE, non ha un governo di politica economica. L'assenza di una governance economica è solo parzialmente colmata dall'esistenza di un sistema di regole rigide incarnata dal Patto di crescita e stabilità. È evidente l'inadeguatezza di tali regoli e strumenti di fronte alla necessità di una comune politica per gli investimenti, la ricerca e l'innovazione, di una comune politica di bilancio che sia anticiclica e sostenuta da una politica monetaria adeguata, e di una politica industriale europea - sfide ineludibili perché l'Europa possa rispondere alla globalizzazione.

È stato forte, e condiviso da tutti, il richiamo alla necessità di un governo economico della zona euro che si caratterizzi per degli obiettivi di sviluppo economico definiti dalla politica - e non da organismi tecnocratici - e che sia democraticamente responsabile, "accountable". Gli economisti chiamano in causa la politica, i governi europei - in particolare quelli della zona euro - devono saper rispondere se l'obiettivo vuol essere quello di garantire l'ammodernamento e lo sviluppo del sistema socioeconomico europeo.