bandiera europaProgramma di candidatura al Parlamento europeo

per una società democratica di donne e di uomini

E' un momento di sfide straordinarie per l'Unione Europea: l'allargamento a 25 Paesi la avvicina all'Europa geografica e si va verso l'approvazione della Carta costituzionale.

La Carta dei diritti fondamentali, proclamata nel 2000 a Nizza, riconosce e afferma la dignità, la solidarietà, anche tra le generazioni, e l'uguaglianza, e la parallela Strategia di Lisbona per una Europa competitiva e innovativa e socialmente responsabile, promuove una 'piena e buona occupazione' affinché cresca la partecipazione delle donne al lavoro, indicando le basi d'intervento e delineando le prospettive nazionali d'azione.

Sono grandi cambiamenti, in cui cresce la coscienza dell'Europa sociale, posta di fronte alla mondializzazione e a nuove complessità. È soprattutto il linguaggio dei diritti che può favorire la consapevolezza di valori condivisi e, quindi, l'integrazione, nella salvaguardia delle tradizioni nazionali.

Se i confini nazionali sono in via di superamento, occorre rafforzare un modello sociale autonomo, solidale, inclusivo, attento alle esigenze delle persone, alle loro capacità, a tutti i lavori svolti, con regole di coordinamento duttili ma ferme sui principi fondamentali. Un modello che non ci faccia solo sognare e che risponda alle aspettative crescenti, che vincoli alla prospettiva dello sviluppo sostenibile in termini sociali, economici e ambientali, che ci renda capaci di organizzare la pace.

i lavori

L'Unione europea deve continuare a tenere la barra ferma sulla scelta del lavoro stabile e di qualità. L'introduzione di flessibilità deve avvenire in condizioni di sicurezza, con costante attenzione alla formazione lungo tutta la vita. Occorrono verifiche e nuovi strumenti di intervento per evitare che legislatori nazionali, come il nostro, possano, proprio in nome dell'Europa, introdurre riforme sbilanciate e di basso profilo, facendo crescere il divario tra pochi protetti e molti precari e producendo inaccettabili segmentazioni e segregazioni nel mercato dei lavori. Anziché semplificare e diminuire la concorrenza al ribasso tra le imprese, l'Italia rischia di presentarsi come il paese più screditato e fanfarone, incapace di progettare un futuro a medio e lungo termine, competitivo e innovatore.

Occorre il contemperamento attento, concertato ed equilibrato delle esigenze dei datori di lavoro e delle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori, la correlata modifica dell'organizzazione del lavoro, la considerazione del tempo come questione fondamentale, l'integrazione costante con le politiche di Welfare, comprese quelle per le famiglie.

la redistribuzione dei ruoli

L'Unione europea parla il linguaggio della conciliazione tra vita professionale e vita familiare anche se si rischia che la conciliazione, pur formalmente rivolta alle persone, riguardi pur sempre le donne, penalizzandole a causa della moltiplicazione dei ruoli (lavoratrice, madre, figlia e non solo). Così permane la segregazione, così si frustrano le aspettative di carriera, di studio, di lavoro dipendente, autonomo e imprenditoriale.

Redistribuzione i ruoli significa il loro interscambio continuo, significa immaginare una società diversa, fatta di individui portatori di interessi e di esigenze diverse. Solo disegnando le linee di percorso culturale prima ancora che sociale è possibile superare stereotipi, arretramenti e condizionamenti e far crescere coesione e benessere per tutti. Si tratta di una prospettiva 'alta' che funge da barriera per qualsiasi tentativo di erosione della stessa impalcatura su cui si fonda l'idea di eguaglianza sostanziale, svuotata e inaridita nel nostro Paese. Occorrono servizi e non solo per i figli. La carenza di servizi è problema comune in Europa, ma cruciale in Italia.
Occuparsi di servizi non significa solo più servizi pubblici ma anche sviluppare una rete integrata che consenta al settore terziario di crescere, per non scaricare sulle famiglie la soluzione delle esigenze di cura e di assistenza.