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RASSEGNA STAMPA 2006
Sulle sorti del tfr decidano i lavoratori
di Emiliano Galati (Verona Fedele, 29 ottobre 2006)
Lavoro, Welfare, Economia: l'ora delle scelte. Così apriva il convegno promosso dall'Assessorato alle Politiche del Lavoro, dal Dipartimento Studi Giuridici dell'Università degli Studi di Verona e da O.T.LA. (osservatorio sulle trasformazioni del lavoro).
“È sorprendente che in questi giorni si continui a discutere di (trattamento di fine rapporto) a due voci (Confindustria e Governo) e nessuno parli in nome del vero proprietario di quei soldi: i lavoratori. Il trattamento di fine rapporto è un prestito obbligatorio dei lavoratori alle imprese che dà un rendimento piuttosto basso se confrontato con gli andamenti dei mercati. Delle sorti del Tfr devono perciò decidere i lavoratori, non le imprese”.
Così c’introduce al tema l’ospite di primo piano il professor Tito Boeri, direttore del corso di economia del lavoro alla Bocconi di Milano e autore del sito la voce.info.
Si è infatti deciso di circoscrivere il trasferimento del Tfr all'Inps solo alle imprese con più di cinquanta addetti, quelle che hanno meno problemi di liquidità: è una soluzione che può andare bene alle imprese, ma che crea iniquità ingiustificabile tra i lavoratori.
Boeri sostiene che l'unico elemento positivo dell'accordo raggiunto consiste nell'anticipazione al 2007 della possibilità di conferire il Tfr ai fondi pensione.
E' un'occasione che non possiamo permetterci di perdere. I fondi pensione oggi in Italia amministrano un patrimonio inferiore a quello delle fondazioni bancarie. I giovani hanno bisogno di accedere a un ampio spettro di fondi pensione ad adesione collettiva. “In questa situazione sottolinea il responsabile della voce.info - il sindacato ha un ruolo molto importante nell'informare i giovani e nello spingerli a pensare al loro futuro”.
Presente anche l’europarlamentare Donata Gottardi, direttrice di Otla, che ha rimarcato la necessità di dare risposte concrete alle nuove generazioni e soprattutto a tutte quelle persone che vivono in condizioni di lavoro precario.
“Dobbiamo attrezzarci al cambiamento lungimirante, sapendo che il patto tra impresa e lavoro e quello generazionale sono indispensabili, nella consapevolezza che solo la conservazione del nostro modello sociale europeo ci può difendere nella globalizzazione”.
Per la deputata europea bisogna puntare a valorizzare il lavoro, l’innovazione, la formazione continua, la capacità di tenuta del sistema, con una particolare attenzione alla comunità locale che ha un’idea di valorizzazione del lavoro e di riconoscimento delle imprese che investono nel territorio.
Boeri chiude con un auspicio sul fatto che l’economia e la finanza pubblica italiane hanno bisogno di grandi riforme strutturali, e il governo aveva correttamente individuato quattro aree di intervento prioritarie: sanità, pubblico impiego, enti territoriali e previdenza.
“Solo tagliando conclude - gli sprechi e frenando la crescita della spesa corrente in queste aree si può coniugare risanamento e sviluppo”.
Insomma la politica economica italiana deve al più presto indicare una rotta riformatrice.




