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RASSEGNA STAMPA 2006
Senza la parità la democrazia è in pericolo
di Ilaria Noro (L'Arena, 30 ottobre 2006)
A sessant’anni dal voto alle donne un convegno traccia le linee della attuale partecipazione all’interno del mondo politico. E lancia l’allarme
Tra le necessità serve una legge precisa in grado di imporre la rappresentanza «rosa» nelle istituzioni
Sono passati sessant’anni dal primo voto alle donne. In questo tempo molte le conquiste in materia di diritti sociali e pari opportunità ma la strada per ottenere un reale equilibrio tra uomini e donne, sia in politica che nelle istituzioni e nel mondo del lavoro, è ancora molto lunga. E si presenta decisamente in salita.
Uno dei problemi ritenuti più urgenti è quello della sottorappresentanza. La battaglia per le quote rosa, che aveva contribuito ad infiammare il già acceso dibattito sulla riforma elettorale negli ultimi mesi della scorsa legislatura, aveva incassato un sostanziale nulla di fatto. Anche la svolta, promessa dal governo Prodi, non c’è stata e la rappresentanza femminile, sia al Senato che alla Camera, con differenze minime, è passata da un misero 11 ad un altrettanto basso 17 per cento.
Nonostante la parità dei generi in politica sia ancora lontana nella maggior parte dei paesi europei, l’Italia rimane comunque uno dei fanalini di coda, contribuendo ad abbassare anche la media di rappresentanza femminile all’Europarlamento. A Bruxelles, infatti, su 509 parlamentari, 223 sono donne, ma se gli onorevoli di stati come la Finlandia vantano percentuali femminili intorno al 55 per cento, il nostro Paese è rappresentato in Europa, da 64 uomini e 14 donne, poco più del 20 per cento.
Di quote rosa, pari opportunità, proposte concrete per realizzarle e del ruolo attivo della donna in politica, si è dibattuto l’altra mattina nella tavola rotonda, che ha sancito la chiusura dei lavori del convegno «Le radici dei diritti. A sessant’anni dal primo voto alle donne», organizzato dall’Università di Verona, con il patrocinio di Comune, Regione e il contributo di numerose associazioni veronesi.
Ad aprire la seconda giornata di lavori del convegno è stato l’intervento dell’avvocato Fernanda Contri che ha raccontato la sua esperienza di vicepresidente alla Corte Costituzionale.
Donata Gottardi, europarlamentare, già prorettore dell’ateneo scaligero, ha moderato gli interventi della deputata Emilia De Biasi, Democratici di sinistra, e delle senatrici Tiziana Valpiana, Rifondazione Comunista, e Cinzia Bonfrisco, Forza Italia. Cancellata invece la partecipazione delle onorevoli Stefania Prestigiacomo e Maria Elisabetta Alberti Casellati entrambe impegnate nelle contestazioni alla finanziaria.
Uno dei pochi punti che ha visto tutte le relatrici concordi è stato quello secondo cui senza la piena parità di genere nella rappresentanza istituzionale e politica, verrebbe meno uno dei cardini dello statuto democratico. Inoltre la mancanza di un punto di vista femminile limiterebbe pesantemente la capacità politica di interpretare e decodificare la complessità sociale. Nell’esporre alcune proposte che contribuirebbero a minare un sistema politico «completamente coniugato al maschile, dal linguaggio all’aria condizionata degli uffici istituzionali, tarati sul vestiario maschile», come ha sottolineato l’onorevole De Biasi, Cinzia Bonfrisco ha fatto appello direttamente alle donne.
«E’ necessario che vincano la pigrizia ed entrino nei partiti. Le quote rosa rimangono l’unico modo per risolvere il problema». Decisamente diverso il parere di Tiziana Valpiana che non nasconde profondo dissenso per il termine «quote rosa». «Occorre una legge ben precisa, in grado di imporre la rappresentanza femminile nelle sedi della politica. Potrebbe essere una normativa temporanea, sufficiente per azzerare lo squilibrio di potere», e ha inoltre sottolineato l’importanza di parità, attualmente disattesa, anche nelle commissioni.
Ma al di là e oltre gli interventi a parlare sono anche i numeri: sono circa 12.000 le donne di diverse province italiane che hanno condiviso esperienze e conoscenze durante il corso e che si sono rese conto di non voler disperdere il patrimonio acquisito. E per far ciò hanno promosso un network per realizzare progetti concreti. Nell’anno in corso il gruppo di Verona ha organizzato tre seminari su politica ed economia, sul bilancio di genere e ha messo in moto i cantieri di pari opportunità. Stanno ora cercando di attivare un corso avanzato di secondo livello sempre dedicato ai temi della partecipazione femminile nella politica italiana e sperano nell’appoggio sia finanziario che organizzativo dell’Università di Verona e del Ministero delle Pari Opportunità. A questo si aggiunge un progetto di revisione e ripensamento della legge elettorale per garantire la presenza delle donne nelle istituzioni.




