rassegna stampa donata gottardiRASSEGNA STAMPA 2006

Europa e Oriente, quale convivenza possibile?

(L'Arena, 2 novembre 2006)
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L’eurodeputata Gottardi mutua una frase della regina giordana: «Lo scontro non è tra Islam e Cattolicesimo, ma tra intolleranti e comprensivi»

Un incontro a Giurisprudenza ha affrontato con gli esperti l’argomento oggi più che mai di attualità

A riprova della grande attualità del tema, più di 250 persone hanno partecipato al convegno "Europa e Medio Oriente: una difficile convivenza", organizzato dalla facoltà di Giurisprudenza e dal centro di documentazione europea dell’Università di Verona in collaborazione con il consiglio italiano del Movimento europeo e con il Movimento federalista europeo, con il patrocinino del ministero degli Esteri.
Giorgio Anselmi, aprendo i lavori, ha attribuito il successo di queste iniziative alla stretta collaborazione tra gli accademici che studiano i processi storici, i politici che, operando sul campo, devono fare delle scelte e le organizzazioni europeiste che si battono per l’unità dell’Europa. Il rettore Alessandro Mazzucco, intervenuto subito dopo, ha ringraziato i promotori del convegno ed ha auspicato un rapido superamento dello stallo provocato in Europa dalla bocciatura della costituzione avvenuta con i referendum francese ed olandese.
Maria Caterina Baruffi, docente dell’Università di Verona, ha ricordato che la politica estera dell’Unione data da pochi anni e si fonda ancora sul metodo intergovernativo, auspicando quindi l’abolizione del diritto di veto, perché sulla scena mondiale "la presenza dell’Europa deve aumentare e quella degli Stati membri diminuire". Donata Gottardi, parlamentare europea, ha sottolineato che la disunione dell’Europa e quella molto più grave delle altre due sponde del Mediterraneo tarpano le ali agli Accordi di Barcellona e rendono difficile il funzionamento di organi come l’Assemblea parlamentare euro-mediterranea (Apem). L’onorevole Gottardi ha concluso citando la regina di Giordania: «Il vero scontro non è tra Islam e Cristianesimo, né tra Oriente ed Occidente, ma tra le forze dell’intolleranza e quelle della comprensione». Il deputato Sandro Gozi ha affermato che non è stata mai sviluppata una strategia complessiva per il Medio Oriente. Per questo la crisi si è allargata dal conflitto israelo-palestinese all’Iraq e all’Iran, coinvolgendo oggi tutta l’area. L’Europa per Gozi può far valere il suo soft power, perché non ci sono soluzioni militari per problemi politici. Guido Montani ha ripreso questo tema, riconoscendo che l’Unione è stata capace di esportare la democrazia nell’Europa dell’Est senza ricorrere alle armi, ma ricordando anche che già nei Balcani si rese necessario un intervento militare, per di più sotto l’ombrello della Nato. «Oggi l’Europa», ha concluso il docente dell’Università di Pavia, «dopo aver pacificato se stessa, deve pacificare le aree più vicine e non può farlo senza un governo europeo, una difesa europea ed una politica estera unica, che richiede un solo seggio europeo nel consiglio di sicurezza dell’Onu».
Ilaria Viarengo, dell’Università di Milano, ha affrontato invece un altro tema di scottante attualità: il rapporto tra terrorismo e diritti umani. Dopo aver illustrato le misure prese negli Usa e negli stati europei per rispondere alla sfida del terrorismo, ha osservato che la stessa costituzione europea all’articolo 360 ammette l’adozione di una legislazione appropriata per combattere il terrorismo, ma questo non giustifica le detenzioni illegali di prigionieri, le torture o le condanne senza giusto processo. «Altrimenti, come ha detto Kofi Annan, i diritti umani diventano dei privilegi che possono essere sospesi ad ogni istante». Il senatore Giacomo Santini ha raccontato con dovizia di particolari le sue esperienze in Palestina quando, da parlamentare europeo, assistette come osservatore alle prime elezioni palestinesi, fortemente volute dall’Unione europea, che offrì la propria assistenza politica ed economica. A parere di Santini, l’assassinio di Rabin lasciò Arafat privo di interlocutori e favorì l’ascesa di Hamas, che fonda il proprio consenso anche sulla capacità di assicurare un minimo di assistenza e di servizi sociali ad una popolazione palestinese che da decenni assiste impotente al dilagare della corruzione, dei brogli, dello sperpero degli aiuti internazionali. L’ultimo intervento di Sergio Pistone, vicepresidente del Cime, è partito da un parallelo tra l’Europa dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale e il Medio Oriente di oggi. Allora, senza il generoso aiuto degli Stati Uniti, l’Europa non sarebbe stata in grado di risollevarsi economicamente e di avviare la propria integrazione. Oggi, senza il contributo dell’Europa, è impensabile che l’area mediorientale possa avere pace e benessere. Molti, tra gli altri l’ex-premier Silvio Berlusconi, hanno sostenuto la necessità di lanciare un piano Marshall per le altre due sponde del Mediterraneo. L’idea è giusta e sensata, ma non si può pretendere un simile sforzo da un’Unione che ha un bilancio di appena l’1 % del Pil contro più del 20 % degli Usa. Senza strumenti adeguati le buone intenzioni condannano il Medio Oriente a diventare una polveriera sempre più esplosiva, con inevitabili e gravi ricadute anche su di noi: atti terroristici, immigrazione clandestina, crisi petrolifere.