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RASSEGNA STAMPA 2006
Partito democratico, la Gottardi fra i saggi chiamati da Prodi
di Enrico Giardini (L'Arena, 10 novembre 2006)
Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha chiamato l’europarlamentare veronese dell’Ulivo, Donata Gottardi, a far parte del gruppo di lavoro per il «manifesto dei valori» del Partito democratico. La Gottardi, 56 anni, docente ordinaria di Diritto del lavoro alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Verona (in congedo dal suo ingresso al Parlamento di Strasburgo) è uno dei «13 saggi» nominati da Prodi per dare corpo al progetto a cui stanno lavorando anche i partiti dei Ds e della Margherita, in primis, e l’Associazione per il Partito democratico.
Insieme all’esponente scaligera, l’unica dell’area del Nordest, nel gruppo sul manifesto dei valori ci sono Pietro Scoppola, Roberto Gualtieri, Salvatore Vassallo, Sergio Mattarella, Ermete Realacci, Virginio Rognoni, Giorgio Ruffolo, Luciano Violante, Rita Borsellino, Liliana Cavani, Giorgio Ruffolo e Giorgio Tonini. Gli altri due gruppi di lavoro saranno quelli sulla formazione politica e quello per dare vita a una rivista del futuro partito. La Gottardi, iscritta ai Ds, è una delle tre donne del suo gruppo, oltre a Liliana Cavani, in quota alla Margherita, e a Rita Borsellino, in quota a Prodi.
«Credo che la scelta su di me sia dipesa dal fatto che sono europarlamentare, vista la collocazione e connotazione europea che vuole avere il futuro Partito democratico», commenta Donata Gottardi, «a e poi dal fatto che rappresento le donne e mi occupo di problemi del lavoro. Poi sono del Nordest».
Oggi Donata Gottardi avrà un incontro riservato con Massimo D’Alema, il ministero degli Esteri, dei Ds, a Verona per partecipare al Foro italo-spagnolo. Ulivista convinta, la diessina Donata Gottardi? «Quando mi sono presentata come candidata in Europa sono stata indicata dai Ds anche se non ero ancora iscritta», dice, «e comunque fin dagli anni Settanta ero per l’unità sindacale. Quindi ho una mentalità unitaria che nell’Ulivo trova la sua collocazione ideale. All’interno di ciascuna forza politica che darà vita al Partito democratico c’è diversità di vedute, certo, ma penso che dobbiamo partire da una domanda: va tutto bene, oggi? Io constato che pochi giovani e donne si avvicinano ai partiti e alla politica, considerandola una cosa sporca. Occorre perciò ripartire da un’idea alta della politica».
E il Partito può favorire questo avvicinamento, nell’area del centrosinistra? «Io non penso che serva un nuovo partito, ma un partito nuovo, aperto alle donne, a un nuovo linguaggio, al cambiamento, in cui tutti i cittadini partecipino. Certo, non un partito leggero ma organizzato, capace di radicarsi. Oggi nella politica c’è una frantumazione troppo accondiscendente, meglio una bipolarizzazione e una seria alternanza».




