rassegna stampa donata gottardiRASSEGNA STAMPA 2007

Ai privati il "Pubblico"? Sì, ma con giudizio

di Donata Gottardi (il Lavoratore, 15 gennaio 2007)
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I problemi del partenariato. L'utilizzazione delle iniziative dei privati deve avere punti fermi e i servizi essenziali restino alle amministrazioni

Il tema dei Partenariati Pubblico-Privati sta diventando sempre più importante ed è ormai entrato a far parte dei nuovi confini dei sistemi di Welfare State all’interno dell’Unione europea.

Ho trovato molto stimolante l’incontro e lo scambio di vedute con gli amministratori locali de l’Unione tenutosi all’Arci di Montorio.

Un’occasione che ha potuto mettere in evidenza che esiste un obiettivo comune: quello di creare un quadro normativo sufficientemente completo e chiaro, al cui interno le amministrazioni pubbliche e le autorità locali possano esercitare le proprie scelte, essendo a conoscenza delle opportunità e dei vincoli, dei principi da rispettare e delle aree di libertà e di innovazione possibili.

Leggendo la risoluzione che è stata votata dal Parlamento europeo si nota immediatamente l’intreccio con quanto già regolato in materia di appalti pubblici, di concessioni e di costituzione di società miste, con gli orientamenti della Corte di giustizia europea.

Il valore aggiunto è evidente, perché introduce trasversalmente attenzione alle diverse modalità in cui si costruiscono le alleanze tra pubblico e privato, ambito delicatissimo che riguarda soprattutto quei servizi in cui vengono in gioco i diritti di cittadinanza, tenendo conto delle diverse esperienze nazionali e dei diversi modelli su cui è stato costruito il sistema delle relazioni e le modalità organizzative.

Ogni attività di esternalizzazione, di collaborazione, di utilizzazione delle iniziative dei privati deve avere punti fermi: i servizi essenziali vanno mantenuti in capo alle amministrazioni e agli enti competenti; l’esigenza di realizzare risparmi di spesa non può prevalere e allentare quella della qualità dei servizi e della salvaguardia dei diritti di chi presta i servizi, così come la ricerca di efficienza e innovazione deve saldarsi al rispetto dei principi di accessibilità, trasparenza e non discriminazione.

Quanti amministratori pubblici, nel nostro Paese, si sono trovati di fronte a dubbi sull’area di legittimità di operazioni di collegamento con soggetti privati controllati? Per quanto i termini di in house e quasi in house appartengano ancora solo al linguaggio dei tecnici, molti si sono già dovuti confrontare con i vantaggi ma anche i rischi di affidare servizi a società che hanno questa qualificazione. E come avviene anche in ambito nazionale nei confronti delle sentenze dalla Corte costituzionale, le regole non possono rimanere parcellizzate all’interno delle singole decisioni della Corte di giustizia europea, che finora ha svolto un ottimo lavoro di orientamento, ma cui sarebbe sbagliato continuare ad affidare quello di supplenza rispetto alle istituzioni competenti a produrre regole legislative comuni. In effetti, nella risoluzione adottata il PE chiede alla Commissione europea di stabilire criteri per un quadro di riferimento stabile per le scelte delle amministrazioni locali e di incorporare tali criteri nella legislazione europea. Anche in relazione alle cooperazioni intercomunali l'aula si è espressa a favore di iniziative legislative che aiutino le amministrazioni locali a discriminare tra normativa necessaria per gli appalti, misure e forme organizzative e contratti di fornitura tra organi amministrativi.

L'adozione della relazione sui Partenariati Pubblico Privato è l'ulteriore dimostrazione che questo, per il Parlamento europeo, è un anno prolifico di iniziative nel campo dei servizi. L’auspicio è che lavorando per tasselli, di dimensioni diverse, sappiamo costruire un disegno coerente e proficuo per i cittadini e le cittadine europee, le amministrazioni pubbliche e gli attori del mercato.