rassegna stampa donata gottardiRASSEGNA STAMPA 2007

«Buona occupazione». Si comincia da Verona

di Elisa Pasetto (L'Arena, 31 marzo 2007)
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Azioni concrete e strategie per favorire una buona occupazione. Di questo duplice binario, declinato a livello locale e nazionale, si è parlato ieri al Polo Zanotto dell’Università nel convegno dal titolo «Lavoro e buona occupazione, anche a Verona si può», alla presenza del ministro del Lavoro Cesare Damiano, dell'europarlamentare ed ex prorettore Donata Gottardi, del sindaco Paolo Zanotto con l'assessore comunale alle Politiche del lavoro Mauro De Robertis e del padrone di casa, il rettore Alessandro Mazzucco.
Occasione dell'incontro la presentazione del Progetto Sperimentale di Insermento Lavorativo (Psila), un percorso formativo innovativo, sperimentato finora solo a Ferrara e a Camerino, frutto della sinergia tra l'ateneo veronese, il Comune di Verona e le aziende del territorio: non solo un periodo di formazione d'aula e tre mesi di stage aziendale, ma un vero e proprio contratto regolare retribuito di un anno per 12 laureandi di diverse facoltà selezionati tra i 52 che hanno risposto al bando. «L'Italia è il Paese che sforna meno laureati in Europa», ha detto l'assessore De Robertis, «eppure questi faticano comunque a trovare lavoro. Esperienze di incontro scuola-lavoro già esistono, è vero, ma con i tradizionali stage le imprese raramente investono nei giovani. Se lo studente è invece inserito come risorsa a tutti gli effetti operativa, ha modo di rendersi indispensabile».
«Il Comune ha sentito la responsabilità di impegnarsi in una materia, come quella del lavoro, di competenza precipua della Provincia», ha spiegato il sindaco Zanotto, «per creare il contesto di riferimento per gli attori coinvolti. Se questa prima edizione, come speriamo, diventerà permanente, ci ritireremo lasciando spazio ai diretti interessati».
Un'esperienza, questa, che fa il paio con quella, altrettanto originale nel panorama italiano, dell'Osservatorio sulle trasformazioni del lavoro (Otla), istituito nel 2004 dall'assessorato alle Politiche del Lavoro del Comune in collaborazione col Dipartimento di Studi Giuridici dell'Università, i sindacati confederali, Acli e la Pastorale del Lavoro. «L' osservatorio è nato dal confronto sul tema dei cambiamenti introdotti dalla legge 30/2003, di riforma del meracto del lavoro», ha raccontato Donata Gottardi, docente di Diritto del lavoro e anima del progetto, «e dall'esigenza di giovani e operatori del settore di conoscere il mondo del lavoro atipico e le nuove identità professionali».
Un progetto che nessun'altra città italiana ha attivato, eccetto Roma. Ed elogiato dal ministro per il suo carattere concreto come sostegno e accompagnamento dei più giovani all’ingresso nella vita professionale.
«Il problema più sentito in questo momento è certamente la precarietà», ha esordito Damiano: «secondo l'Istat il lavoro non standard (cioè non a tempo indeterminato, n.d.a.) rappresenta in Italia il 12-13%, in linea con la media europea, ma se consideriamo la fascia dai 15 ai 24 anni, la percentuale sale al 40%. Occorre quindi intervenire sulla legge 30/2003, perché il sistema, in Italia, non garantisce chi ha un lavoro discontinuo».
E la soluzione proposta dal Governo sta nella tutela dei periodi di inoccupazione o disoccupazione tra un contratto e l'altro, con una rete di centri per l'impiego che favorisca l'incontro domanda-offerta, purché la persona dimostri la volontà di trovare un altro lavoro. «Quindi proporremo la totalizzazione dei contributi dei giovani, spesso spezzettati tra diverse casse pensionistiche. E infine, il riscatto della laurea in termini più vantaggiosi».
Nella stessa direzione va la normativa, già inserita in Finanziaria, sui call-center, che impone il passaggio da contratto a progetto a contratto a tempo indeterminato con le relative tutele di legge, nel caso in cui il progetto effettivamente non sussista. «A fine mese, in questo modo, arriveremo a stabilizzare 20mila giovani».
Infine l'intervento contro il lavoro nero, che riguarda in Italia 3,5 milioni di persone, scoraggiato dal Governo con una legge pensata ad hoc per il settore in cui il fenomeno è più presente: l'edilizia. «Abbiamo sospeso 600 aziende in cui gli ispettori hanno verificato l'irregolarità. E i risultati vanno a beneficio di tutti: l'emersione di 77mila nuovi contribuenti, ovvero 33 milioni di euro entrati nelle casse dell'Inps».