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RASSEGNA STAMPA 2007
L'Europarlamento affronta la grana di Cava Mirabei
di Enrico Santi (L'Arena, 4 aprile 2007)

Rivoli. È arrivato al Parlamento europeo l’allarme sulla possibilità che nella cava Mirabei, ai confini con l’anfiteatro morenico tra Caprino e Rivoli venga installato un impianto per la produzione di calcestruzzo.
L’europarlamentare veronese dei Ds, Donata Gottardi, ha presentato, insieme al collega dei Verdi Sepp Kusstatscher, un’interrogazione alla Commissione europea. «I Comuni di Caprino e di Rivoli», scrive l’europarlamentare che ha illustrato la sua presa di posizione ieri, a Palazzo Barbieri, «rientrano nei siti di importanza comunitaria e nella cosiddetta zona di protezione speciale. Si tratta», continua, «dell’ennesimo intervento che colpisce una delle aree più significative del territorio veronese sia dal punto di vista storico che ambientale».
Il territorio interessato, ha aggiunto il consigliere provinciale dei Ds, Vincenzo D’Arienzo, presente alla conferenza stampa di presentazione dell’interpellanza, «è stato dichiarato monumento geologico dallo stesso piano territoriale della Provincia e quindi va tutelato. Permettere un insediamento industriale di quel tipo avrà un impatto tremendo». L’europarlamentare ha sottolineato il triplice affare per i proprietari: «Al business della cava si aggiunge quello derivante dall’attività di discarica e, se il progetto passa, di realizzazione del cementificio. L’impianto produttivo, tra l’altro, impedirebbe la completa ricomposizione di un ambiente naturale violato, quindi, dev’essere spostato in una zona industriale».
Nel gennaio 2006 il Consiglio provinciale incaricò il presidente Elio Mosele di concertare con i comuni di Caprino e di Rivoli un piano urbanistico di riqualificazione dell’area, prevedendo anche la delocalizzazione delle attività produttive in aree industriali degli stessi Comuni. «Il 20 settembre scorso», fa sapere D’Arienzo, «è stato firmato un accordo, in base al quale qualora l’impianto di calcestruzzo fosse stato approvato, e per legge il progetto è in regola, sarebbe rimasto sospeso per un anno, il tempo per l’approvazione del piano urbanistico. Ebbene», aggiunge, «sono passati sei mesi e non è stato fatto nulla. Intanto la cava è stata divisa e una parte è stata trasformata in discarica per fanghi di marmo, come prevedeva il piano di ricomposizione. Il proprietario, da parte sua, si è detto disposto a spostare in un sito alternativo l’impianto di calcestruzzo, ma di piano urbanistico non si vede ancora traccia. Mosele, quindi, deve far rispettare gli accordi».




