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RASSEGNA STAMPA 2007
All'Europa quel che è dell'Europa
di Donata Gottardi (il Riformista, 20 dicembre 2007)

Finalmente il tema delle discriminazioni è entrato prepotentemente nel dibattito politico e nelle prime pagine dei giornali. Peccato che l’Europa sia utilizzata spesso strumentalmente e che la confusione sia tanta e che questa confusione riguarda quelli che sono o dovrebbero essere considerati principi fondamentali dell’ordinamento e valori della convivenza civile.
Intanto sembra che abbiamo scoperto solo ora le discriminazioni. Eppure, nel campo delle discriminazioni di genere, ricorre proprio in questi giorni – purtroppo nel silenzio generale – il trentesimo anniversario della prima legge sulla parità tra donne e uomini, voluta da Tina Anselmi, prima donna Ministro del lavoro. E il diritto antidiscriminatorio, nel suo complesso, è una realtà giuridica importante, fortemente tributaria dei principi e delle direttive europee dal 2000 ad oggi.
Almeno due sono i problemi. Uno è che i decreti di recepimento del governo Berlusconi hanno tradito le direttive, provocando procedure di infrazione. Ma specifiche, singole, su singoli aspetti e non di portata generale, come invece è stato sostenuto. Insomma non è vero, come sostiene l’europarlamentare radicale Cappato, che “la direttiva europea 2000/78 contro le discriminazioni per orientamento sessuale non è stata recepita dall’ordinamento italiano”. La direttiva, che è una direttiva quadro e riguarda molti fattori di discriminazione, è stata recepita; ma è stata recepita male, con problemi soprattutto nei confronti delle discriminazioni per orientamento sessuale.
L’altro problema è che si tratta di una legislazione che pochi conoscono e pochi applicano. Il tasso di conoscenza e di effettività è quasi nullo. Lo stesso vale per gli scarsissimi ricorsi in giudizio.
Non stupisce più di tanto, quindi, che il Senato abbia approvato una disposizione, inserita nel cosiddetto ‘decreto sicurezza’, priva di senso giuridico, che, se non abrogata, farebbe entrare in blocco tutte le discriminazioni – ogni e qualsiasi discriminazione, per ogni fattore di rischio, di ogni livello di gravità – nel campo penale. Ogni atto di discriminazione diventerebbe in questo modo un reato punibile con l’arresto fino a tre anni.
A quanto risulta vi è l’accordo per abrogare questa disposizione. Attenzione però. Va abrogata non perché si è contrari a introdurre il reato di omofobia o perché si è succubi di condizionamenti di poteri forti. Tutto il contrario.
Il dibattito di questi giorni sulla stampa è surreale, frutto di fraintendimenti e di scollamento tra scelte politiche e loro traduzione in disposto legislativo.
Non è vero che la disposizione approvata al Senato riguardi l’omofobia. Riguarda piuttosto l’orientamento sessuale, ma come uno dei tanti fattori di discriminazione vietati.
Non è vero che la disposizione approvata al Senato contenga un riferimento europeo errato. Cita correttamente l’articolo 13 del Trattato di Amsterdam. E’ il Trattato nella versione consolidata che ha spostato la collocazione di quella disposizione.
E’ vero piuttosto che la disposizione approvata al Senato ci farebbe infrangere obblighi internazionali. Verrebbe eliminato il reato di “propaganda di idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale o etnico”. E così arriveremmo a violare i principi espressi agli articoli 2, 3 e 10 della Costituzione.
E’ vero piuttosto che la disposizione approvata al Senato eliminerebbe i riferimenti ai reati – razzismo, xenofobia e, da ora in avanti, omofobia – per occuparsi delle discriminazioni, trattate finora quasi sempre e solo in ambito di diritto civile e non di diritto penale.
E, a proposito di Europa, non dimentichiamo che nello stesso decreto sicurezza un pacchetto di modifiche riguarda proprio un adeguamento – quello del decreto delegato di recepimento della direttiva del 2000 sulle discriminazioni di razza/origine etnica – rispetto alle infrazioni contestate dalla Commissione europea. Non era certo la sede. E, infatti, per un inspiegabile scollamento tra uffici legislativi, il testo delle modifiche non é quello concordato con la Commissione e non risolve affatto i problemi aperti dalla procedura di infrazione. Grave in particolare il punto sull'inversione dell'onere della prova. Eppure, il Consiglio dei ministri aveva già approvato un testo diverso e corretto, che a quanto risulta è inserito - il condizionale é d'obbligo - nel cosiddetto decreto salvainfrazioni. Anche questa parte del decreto sicurezza dovrebbe, quindi, essere eliminata.
Credo sia necessario recuperare oggettività su questo tema, riportando in asse contenuti e scelte politiche.
E’ giusto che allo Stolking (molestie ripetute) e all’omofobia sia dedicata apposito provvedimento legislativo. In questo momento, un disegno di legge – attivato mediante stralcio – è in discussione in Parlamento. E’ questa la sede opportuna e coerente.
Lasciamo le discriminazioni, la maggior parte delle discriminazioni, nel diritto civile. Preoccupiamoci di correggere le procedure di infrazione aperte e quelle incombenti. Preoccupiamoci piuttosto di prenderle sul serio.
Dovremmo anche porci un interrogativo di fondo: le discriminazioni sono tutte uguali? Possono avere la stessa gravità? Gli stessi rimedi? La stessa definizione? Occorrerebbe una riflessione approfondita, che dovrebbe arrivare al cuore dei confini tra libertà di pensiero e di espressione e razzismo e omofobia. Senza arrivare, direi, a coinvolgere il maschilismo. Forse perché troppo diffuso! Forse perché molte di noi saremmo subito incriminate per diffusione di idee sulla superiorità di un genere sull’altro. Quella delle donne, appunto!




