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RASSEGNA STAMPA 2008
Gottardi: modifiche in linea con quanto chiede l'Europa
di Giancarlo Beltrame (l'Arena, 5 marzo 2008)

«Prima di parlare le cose bisognerebbe leggerle. Il decreto 32 del 28 febbraio non è più il “decreto sicurezza”, ma il titolo recita testualmente “attuazione della direttiva europea relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”. E arriva per evitare nuove procedure all’Italia per violazione della normativa comunitaria». Da Strasburgo, dove si trova per svolgere il proprio mandato, l’europarlamentare europea del Pd Donata Gottardi spiega perché - nella sua piena legittimità - il Governo abbia varato questo decreto assieme ad altri che liberalizzano l’ingresso nel nostro Paese ai ricercatori e agli scienziati extracomunitari o accolgono la tanto attesa direttiva del 2005 sullo status dei rifugiato politico. «Le modifiche apportate», sottolinea, «lo mettono maggiormente in linea con quanto ci chiede l’Europa. Stiamo parlando di cittadini europei, che hanno il diritto di circolare liberamente in tutti gli Stati membri. E non è affatto vero che sia impedito l’allontanamento in certi casi, solo che - come ci chiede l’Europa - deve essere adeguato al principio di proporzionalità e non motivato da ragioni di ordine economico, né da motivi estranei ai comportamenti individuali delle persone», puntualizza l’eurodeputata che è anche docente universitario di diritto. «Non fa altro che ratificare una linea europea, che è quella di porre dei limiti e dei vincoli, che è giusto porre in certe condizioni, soprattutto in atti di terrorismo o in casi di gravi reati o di motivi imperativi di pubblica sicurezza, fino all’espulsione. Ma ci devono essere minacce effettive, gravi e concrete alla persone. Il principio base», ribadisce, «è che siamo un’unica Europa. Alla base delle discussioni con Tosi, anche su molti altri temi, c’è questa questione basilare: essere europei o non essere europei. Chiudere le frontiere non fa i nostri interessi. Neppure del ceto imprenditoriale e produttivo che è il primo a volerle aperte. Pensare che l’Italia da sola possa reggere nel mondo della globalizzazione è un errore storico gravissimo. Possiamo competere solo se siamo su base europea, solo diventiamo veramente europei. E questo decreto va in quella direzione. È sbagliato dire che stravolge il pacchetto sicurezza, chiarisce quando, per responsabilità individuali, si può espellere uno e quando vale la libera circolazione».




