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Una riflessione più ampia
di Donata Gottardi (Europea, 28 marzo 2007)

Il filo del dialogo sulla politica monetaria tra Parlamento Europeo e Banca Centrale Europea è ripreso mercoledì scorso con lo scambio di vedute tra membri della commissione Economica e Monetaria e Trichet, Presidente della BCE. Stando ai dati della BCE, la situazione dell'economia europea - che non si è modificata significativamente rispetto al precedente scambio di vedute avvenuto lo scorso dicembre - si sta caratterizzando per un periodo di alta inflazione, al di sopra del 3%, che sarà più lungo di quanto previsto.
Di fronte a questo è forte il richiamo di Trichet alle parti sociali affinché assumano le loro responsabilità e evitino di generare effetti inflazionistici di ritorno attraverso politiche e accordi salariali basati su meccanismi automatici di adeguamento delle retribuzioni nominali all'aumento del costo delle vita.
Niente di nuovo: la BCE conferma la sua politica di rigore e richiesta di moderazione, in particolare nei confronti delle parti sociali, chiedendo nello specifico ai lavoratori di rinunciare a richieste di aumenti salariali, provocando la giusta reazione da parte dei sindacati europei che, per tutta risposta, preparano una manifestazione a Ljubljana il 5 aprile prossimo per migliori condizioni salariali e di vita e un maggiore potere di acquisto per i lavoratori.
Se volessimo superficialmente fotografare la situazione potremmo dire che la BCE, e la politica monetaria europea, e i sindacati europei sono gli uni contro gli altri. In realtà il tema dell'inflazione, del potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti, la crescita e la stabilità economica sono inscindibilmente legati e di grandissima importanza, tanto nel dibattito europeo che in quello italiano.
A dimostrazione di ciò stanno le proposte programmatiche del Partito Democratico per l'adeguamento delle pensioni e dei salari che hanno l'obiettivo di rispondere alla necessità primaria di condizioni di vita dignitose per le lavoratrici e i lavoratori e all'opportunità di stimolare la domanda interna per una crescita economica che maggiormente auto-sostenuta e un po' meno dipendente dalle (ineluttabili) fluttuazioni internazionali.
E' venuto il momento di interrogarsi seriamente - senza posizioni ideologiche - sulla questione del potere d'acquisto dei salari di fronte ad un panorama economico caratterizzato da bassa crescita e inflazione crescente, per trovare delle soluzioni effettive sostenibili ed innovative.
Bisogna identificare l'obiettivo vero, ossia il potere d'acquisto di un'ampia fascia di lavoratori dipendenti e pensionati, e poi definire i diversi strumenti - possibilmente non solo quello dell'aumento salariale legato alla produttività - con cui rispondere.
E' necessario, da un altro, evitare meccanismi come quelli della scala mobile che trascinerebbero ulteriormente l'inflazione verso l'alto, perché non dobbiamo dimenticarci - ed in questo le affermazioni di Trichet sono assolutamente condivisibili - che le prime vittime dell'inflazione sono coloro che hanno un reddito fisso da lavoro. E nello stesso tempo dobbiamo ricordare che le politiche di contenimento delle retribuzioni stanno incrementando l’area dei cosiddetti working poor e portando il livello medio italiano al di sotto di quello dei Paesi dell’Unione europea, ad esclusione dei Paesi dell’est.
Dall'altro lato, dobbiamo anche ammettere, che l'adeguamento salariale basato sulla produttività – in particolare in un paese come il nostro dove il livello di produttività non è eccellente per ragioni che vanno dal livello di applicazione tecnologica all'organizzazione del lavoro e in cui la contrattazione di secondo livello è ancora poco sviluppata – non può essere il solo strumento. E questo a maggior ragione se vogliamo rivolgerci anche a coloro che dispongono solo di reddito derivante dalla pensione.
E' imperativo fare una riflessione più ampia che muova dal prendere atto di una dinamica, ormai irreversibile, secondo cui la fetta rappresentata dalle retribuzioni all'interno dei redditi nazionali dei paesi europei è in costante diminuzione. E' arrivato il tempo di pensare a meccanismi aggiuntivi/complementari - che siano sostenibili per l'economia e per le imprese, rispetto all'impatto inflazionistico e fiscale - per incrementare il potere d'acquisto di coloro che hanno un reddito da lavoro dipendente o da pensione. Bisognerebbe cominciare a costruire meccanismi e sistemi moderni di partecipazione finanziaria dei lavoratori all'interno dell'impresa ed elaborare meccanismi di retribuzione "più ampi" che comprendano, per esempio, pacchetti di servizi finanziari finalizzati a garantire la copertura di servizi per i lavoratori e i pensionati (quali, per esempio, i servizi di long-term care).




