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RASSEGNA STAMPA 2008
A Porta Leoni il grido delle madri
di Ilaria Noro (l'Arena, 11 maggio 2008)

I rintocchi del Rengo sono risuonati fin qui. Dodici, ben scanditi, seppur in lontananza. Ieri è stata la giornata del lutto cittadino in tutto il territorio comunale. Ma qui a porta Leoni nessuno sente il bisogno di proclami ufficiali e ordinanze per rimanere in silenzio e riflettere qualche minuto su ciò che è accaduto.
Nel giorno del lutto e dei funerali di Nicola Tommasoli, a porta Leoni, tutto è molto simile agli altri otto che sono trascorsi da quando il giovane è morto. E non passa giorno senza che molti veronesi, mescolati ai numerosi turisti, si mettano in fila per esprimere un pensiero e per lasciare un fiore. A fare la differenza, in mattinata, è uno striscione. Una scritta molto grande, che al contrario delle altre non è stata deposta o attaccata alla ringhiera che delimita la porta romana. Era invece sostenuta da oltre una ventina di mani. «Non uccidete i nostri figli. Madri insieme per una Verona civile», si leggeva dalla frase riportata in nero sulla stoffa bianca. Unite non dal colore politico ma dal fatto di essere madri, e talvolta nonne, come hanno sottolineato, hanno trascorso proprio a porta Leoni i dieci minuti di raccoglimento che sono seguiti al suono del Rengo. Un presidio silenzioso, quello delle madri che si è sciolto poco dopo le 13, volutamente senza sigle, bandiere e colori politici.
Adesso le madri chiedono garanzie per una città più serena e tranquilla. «Viva e vissuta». In cui si possa tranquillamente camminare senza la paura del diverso, né tantomeno la paura di essere considerati diversi. «Ci vorrebbero risposte diverse e iniziative nuove, come i taxi gratis per le donne dopo la mezzanotte, come è stato deciso a Bolzano», ha detto l’ex senatrice Tiziana Valpiana. «Impostare tutto sull’equazione sicurezza e immigrati è sbagliato e il messaggio viene assimilato», ha sottolineato invece la parlamentare Donata Gottardi, che ha raggiunto il gruppo di donne qualche minuto dopo mezzogiorno. Attendono risposte, ora, queste madri, e si aspettano che appena passato il coinvogimento emotivo e la commozione per la morte violenta di Nicola, questo tragico episodio non venga rimosso dai cuori e dalle coscienze dei veronesi. «Che Verona non sia quel muro di gomma che assorbe i colpi e non è in grado di confrontarsi apertamente, chiamando ogni cosa con il proprio nome, come spiegava anni fa lo psicologo Vittorino Andreoli», spiegavano ieri. «Una proposta concreta può essere entrare nelle scuole e ricominciare a parlare ai giovani. A tutti i giovani, senza distinzione politica. Serve un’ulteriore presa di coscienza di questa violenza strisciante», ha detto Gottardi.
Accanto al gruppo di donne, una ventina, proseguiva intanto il cordoglio dei veronesi sul luogo del calvario di Nicola. E l’attenzione di molte persone è stata focalizzata anche ieri dal messaggio-confessione dell’ex picchiatore di estrema destra, che allo scritto sul cartello giallo ha affidato il suo punto di vista sulla vicenda. Ieri a porta Leoni, mentre i genitori, i parenti e gli amici del «Tommo» lo stavano salutando per l’ultima volta, si sono viste labbra strette dal dolore. Più dei giorni scorsi, si sentivano flebili le preghiere sussurrate a bassa voce. E ancora lacrime, teste chine, espressioni imbronciate e attonite, schiene ricurve. Rifiutati, letti con interesse o cestinati, i primi volantini che invitano la popolazione alla manifestazione di sabato prossimo e alla riunione in preparazione del corteo, indetta in sala Lucchi martedì alle 20.30, sono stati distribuiti proprio ieri mattina a porta Leoni.




