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RASSEGNA STAMPA 2008
Staniamo i fannulloni ma premiate chi merita
di Elena Cardinali (l'Arena, 24 maggio 2008)

Amministrazione pubblica più efficiente licenziando i fannulloni? L’esternazione del neo ministro alla Funzione pubblica, Renato Brunetta, è rimbalzata anche nel convegno svoltosi ieri alla facoltà di Giurisprudenza al termine del master organizzato dall’università sull’efficienza nell’amministrazione pubblica. Ospite d’onore Pietro Ichino, giuslavorista e neo senatore del Pd:« Non ho molto apprezzato il linguaggio usato dal neo ministro Brunetta ma posso apprezzarne l’intento se vuole aprire una stagione di rigore e serietà nell’amministrazione pubblica. Che, a mio avviso, non ha bisogno di detrattori ma, piuttosto di forme di valorizzazione per chi s’impegna sul serio e produce risultati, cioè una migliore qualità dei servizi ai cittadini. E se qualcuno non lavora come deve, probabilmente è perché non viene messo nelle condizioni di farlo. Ma se proprio non fa nulla, allora va sanzionato».
Il convegno ha concluso la terza edizione del master di primo livello in Gestione e innovazione nelle amministrazioni pubbliche organizzato dalla facoltà di Giurisprudenza in collaborazione con la Fondazione Zanotto. Dal 2004, anno in cui è partita l’attività di formazione universitaria in questo ambito, sono stati circa 60 i partecipanti provenienti soprattutto dal settore pubblico. Il professor Pietro Ichino, che negli ultimi anni è stato protagonista di iniziative volte a correggere le inefficienze delle amministrazioni pubbliche italiane, è intervenuto sul tema «La ricerca dell’efficienza del lavoro nelle amministrazioni pubbliche tra diritti individuali e interessi collettivi». Il convegno è stato introdotto e moderato dall’europarlamentare Donata Gottardi, ordinario di diritto del lavoro all’università di Verona, che ha ricordato come «in tutti i Paesi europei sia in crescita la domanda di servizi e contemporaneamente anche la sfiducia nei confronti di chi li eroga».
Il tema dell’efficienza e della trasparenza dell’amministrazione pubblica, ha riconosciuto Ichino, «si sta riscaldando sul piano politico, a parte le battute del ministro Brunetta. La volontà di voltar pagina rispetto al passato oggi è molto più forte e si situa in quella stagione di riforme legislative iniziate con Cassese e Bassanini». Secondo Ichino il problema dell’inefficienza perdurante nell’amministrazione pubblica sta soprattutto in una classe dirigente che, «a differenza di quanto avviene nel privato, non è sottoposta alla sanzione del mercato», non è cioè passibile di rimozione o licenziamento qualora non produca risultati. E ha poi sottolineato la necessità della totale trasparenza di tutti gli atti dell’amministratore pubblico, come avviene nelle democrazie scandinave e di tipo anglosassone, dove bilanci e ogni decisione amministrativa vanno a finire in Rete e sottoposti al giudizio del pubblico. Per questo Ichino ha auspicato modelli di valutazione delle attività degli amministratori, parametri di efficienza e produttività, fornendo inoltre ai cittadini la «voice», cioè la possibilità di esprimere il loro parere sull’operato di chi li amministra.
Un concetto evoluto di democrazia, dove l’amministratore si muove nell’intento di servire al meglio i cittadini e dove quest’ultimi hanno la possibilità di conoscere ad ogni passaggio l’attività di chi li amministra. Un obiettivo da paese dei sogni? No, secondo il professor Ichino:«Anche nell’amministrazione pubblica si possono introdurre i meccanismi di mercato, in particolare nella scuola e nella sanità, ma anche per la Giustizia». Al Governo Prodi era già stato presentato un progetto di riforma in questa direzione. Ora è stato riproposto. «E con il ministro Brunetta abbiamo già trovato vasta convergenza di vedute».




