rassegna stampa donata gottardiRASSEGNA STAMPA 2008

I messaggi a Nicola in un libro fotografico

di Alessandra Galetto (l'Arena, 24 maggio 2008)
nastro separatore

«Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che si faccia, non lo impedisce». È questa frase di Tucidide, una tra le moltissime lasciate a Porta Leoni, sul luogo dell’aggressione di Nicola Tommasoli, che accompagna come un monito incancellabile la raccolta fotografica realizzata dalle «Madri insieme per una Verona civile» presentata ieri mattina da alcune donne e madri che dell’iniziativa si sono fatte promotrici: Chiara Stella, Rosa Rizzi, autrice delle fotografie, Donata Gottardi e Tiziana Galoppin. All’incontro sono intervenute anche altre mamme e un papà, il consigliere Graziano Perini.
«Questa raccolta fotografica è innanzitutto dedicata a Nicola e alla sua famiglia, perché, per quanto possibile, ne tragga conforto», ha spiegato Chiara Stella. «È nata e ha preso forma dalla condivisione immediata di alcune donne e madri. Nicola era come uno dei nostri figli che, con i loro sogni, le loro musiche, le loro chiacchiere camminano con fiducia sotto la luna di questa città. Il libro esprime insieme la consapevolezza che questa fiducia non può essere interrotta ed è compito degli adulti, tutti ma in particolare di chi riveste ruoli di potere pubblico, avere cura di ciò che rende sicura, civile, amica una città. Per questo il libro è anche per chi a Verona rappresenta le istituzioni».
L’album è composto da un’ottantina di scatti che ritraggono le testimonianze lasciate a Porta Leoni per alcuni giorni, prima che l’Amia ripulisse il luogo; le prime cinque copie disponibili saranno date alla famiglia di Nicola, al sindaco Tosi, al presidente della Provincia Elio Mosele e al prefetto Italia Fortunati, mentre un’altra copia sarà conservata alla biblioteca civica; per le scuole verrà realizzato un cd. Come ha spiegato Rosa Rizzi, volutamente nel libro non c’è un ordine di impaginazione: vengono riportati una dopo l’altra le fotografie dei messaggi di rabbia o dolore, i disegni, le poesie, i mazzi di fiori, le candele, i ritagli di giornali che tante mani hanno lasciato, allo scopo di riprodurre quel commovente mescolamento che si è visto a Porta Leoni, senza censure sulla scia delle parole di Primo Levi, là dove afferma che «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario», frase scelta dalla Rizzi per accompagnare questa raccolta di memorie.
E sulla «profanazione della memoria» operata da una pulitura del luogo tanto frettolosa quanto inopportuna hanno posto l’accento Donata Gottardi e altre donne presenti: «Ad un mese di distanza dall’accaduto non resta più nulla a Pora Leoni», ha detto la Gottardi. «È anche questo un segnale di indifferenza da parte di chi governa la città: non può non farci riflettere il fatto che queste testimonianze siano state eliminate come se si trattasse di spazzatura».
Memoria dunque come antidoto rispetto all’indifferenza: una memoria che questo libro intende alimentare e allargare, nella coscienza che sta in quella condivisione silenziosa e partecipe che si è vista a porta Leoni per giorni l’anticorpo alla barbarie del male.