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RASSEGNA STAMPA 2008
Il Trattato di Lisbona, la via verso la nuova Europa,
di Giovanni Masciola (l'Arena, 16 giugno 2008)

Era gremita la sala della Società Letteraria dove si è svolta la presentazione del volume Dalla Costituzione europea al trattato di Lisbona curato da Maria Caterina Baruffi, docente di diritto internazionale all'Università di Verona e promotrice della conferenza tenuta sul tema all'Ateneo scaligero. Patrizia Salvaterra, addetta stampa della Provincia, ha fatto da moderatore. Il saluto di Ernesto Guidorizzi, vicepresidente della Società Letteraria, ha sottolineato la fondamentale importanza dell'ideale europeo, nato a Ventotene, nei giorni più cupi della seconda guerra mondiale ad opera di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi e sviluppato da Alcide De Gasperi, Robert Schuman, Conrad Adenauer. Laura Poggi, assessore alle attività produttive della Provincia, ha ribadito la necessità di riaffermare l'identità europea nei confronti d'un mondo globalizzato ed ha descritto il lavoro in pianura dei gruppi di azione locale, tesi a realizzare strategie in territori omogenei secondo le direttive europee. Baruffi ha rilevato come il trattato di Lisbona nasca sulle ceneri della Costituzione europea, sia il segno d'una sconfitta, ma possieda pur sempre forti elementi costituzionali. La Costituzione fa troppa paura a Paesi che non la possiedono, come la Gran Bretagna o ad altri, come la Polonia, entrati di recente nell'Unione, che non intendono rinunciare a nuovi privilegi. Oggi sono quindici i Paesi che hanno ratificato il trattato di Lisbona. Fra poco si insedierà il nuovo parlamento europeo. Sono diverse le modifiche sostanziali del trattato di Lisbona rispetto alla Costituzione. La politica estera è rimasta agli Stati membri, troppo attaccati alla sovranità nazionale. Il fatto che l'Europa si presenti spaccata non giova certamente all'integrazione europea. Antonio Padoa Schioppa, cattedratico di storia del diritto italiano all'Università statale di Milano, ha messo in luce come l'Unione europea viva una fase nuova. E' in corso il processo di ratifica del trattato di Lisbona, non abbiamo ancora la certezza che tutti i ventisette Stati lo ratificheranno. I no francese ed olandese al referendum hanno paralizzato la Costituzione europea. Nel trattato di Lisbona effettivamente troviamo il 95% delle innovazioni costituzionali già presenti nella Carta costituzionale. Tra le cose nuove troviamo la Carta dei diritti, ora richiamata espressamente, divenuta un pezzo di Costituzione europea. Il Parlamento, eletto a suffragio universale, la Commissione, che riveste un ruolo sostanzialmente esecutivo, il consiglio dei ministri, che delibera a maggioranza qualificata, la Corte di Giustizia, costituiscono già un pezzo di federazione europea. Continua Padoa Schioppa: "In materie di moneta, commercio internazionale e tutela della concorrenza l'Europa parla con una voce sola. Se il cammino proseguirà sarà così anche in materia di sicurezza, immigrazione, energia. Per poter lavorare deve cadere il potere di veto dei singoli Stati. E' dal 1178 che il Papa viene eletto con il voto di due terzi dei cardinali. Dove le regole ci sono l'Europa funziona. Il significato di Lisbona è quello di aver fatto dei passi avanti nonostante una battuta d'arresto. Intanto il trattato deve essere ratificato da tutti. Il punto di arrivo si avrà quando funzioneranno tutti i settori di competenza europea. Sarà raggiunto questo obiettivo? Molto dipende dalla volontà dei cittadini. Sui grandi temi dell'Europa è favorevole all'unificazione il 60-70% degli elettori. La volontà di unificazione c'è ancora. Ed il resto del mondo guarda con ansia e passione il nostro cammino, capisce che qui sta nascendo qualcosa che finora negli altri continenti non è mai nato." L'europarlamentare Donata Gottardi ha rammentato come il testo del trattato aumenti le competenze del Parlamento europeo e su tante competenze che necessitavano del voto all'unanimità abbia introdotto la maggioranza qualificata. Gottardi ha rimarcato come si parli molto degli insuccessi europei, poco delle importanti realizzazioni. Giorgio Anselmi, segretario del Movimento federalista europeo, ha preso atto di come questo insuccesso sia comunque quello che più avvicina l'Europa alla meta. Per lui i referendum di Francia e Olanda sono stati "inquinati"dalle politiche nazionali. Dobbiamo pensare a forme di ratifica diverse da quelle Paese per Paese. Ed auspica la creazione di partiti europei e maggiori poteri al Parlamento a scapito della commissione. La dottoranda in diritto comunitario Caterina Fratea ha parlato della politica estera rilevando che se il ministro degli Esteri europeo non si chiama più così, in realtà rimane l'alto rappresentante con i medesimi poteri. Isolde Quadranti, responsabile del Centro di documentazione europea si è soffermata sul problema delle nuove adesioni all'Europa e sul discusso ingresso della Turchia.
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