rassegna stampa donata gottardiRASSEGNA STAMPA 2008

Il sette in condotta sarà un alleato contro il bullismo

di Ilaria Noro (l'Arena, 22 luglio 2008)
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«Zero in condotta, in pagella non va», cantava Cristina D’Avena nella sigla di un famoso cartone animato degli anni Ottanta. Lo zero era troppo anche per gli scalmanati personaggi del cartoon, ma quando ormai lo si pensava relegato in un’altra epoca ecco che lo spettro del voto in condotta, legato alla bocciatura per «comportamento grave o molesto» torna ad aleggiare minaccioso tra gli studenti.
Anche in città la proposta del ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini di reintrodurre il voto in condotta fa discutere. E se molti dei veronesi noti si dicono favorevoli, almeno in linea teorica, non sono mancate le voci fuori dal coro. Come quella dell’attore Roberto Puliero, secondo cui la norma è «un po’ esasperata». E spiega: «È giusto dare delle valutazioni anche sul comportamento ma è ridicola la tendenza a ridurre tutto sul piano matematico, dei numeri. Chi si comporta male va educato, seguito dai docenti e incoraggiato a non farlo più». E aggiunge di non aver «mai rischiato il 7, ma spesso e volentieri alla fine dell’anno in condotta non andavo oltre l’8. Anche a quell’epoca non sapevo stare zitto, non rinunciavo a dire le mie battute, e spesso non era propriamente il momento giusto», ricorda Puliero. Oltre alle battute aveva anche l’abitudine di disegnare sulla lavagna le caricature dei professori.
È invece d’accordo con il provvedimento, pur ammettendo di essere stato un liceale «abbastanza vivacetto», il primo cittadino. La carriera scolastica del sindaco Flavio Tosi è stata infatti abbastanza movimentata, «dalle battute in classe che non rinunciavo a dire, ai recuperi di palla nelle acque dell’Adige. Giocavamo nel campetto dietro Sant’Anastasia e a volte capitava che un pallone finisse dritto in acqua e allora mi calavo per prenderlo. Non era pericoloso, in quel tratto l’Adige era quasi sempre in secca, ma ricordo che i professori non erano molto contenti», ricorda. «Il voto in condotta e la sua rilevanza parevano normali allora e sono normali anche adesso. Spetta alla professionalità dei docenti separare quella che è la positiva vivacità degli studenti, dai comportamenti più gravi che vanno puniti».
Schierato sul fronte del sì al provvedimento anche il comandante della polizia municipale Luigi Altamura: «È giusto, soprattutto in questo momento storico ribadire l’importanza di un comportamento corretto. E la speranza è che possa servire a contrastare il preoccupante fenomeno del bullismo». Si dice d’accordo, e fa riferimento al bullismo, anche la più bella d’Italia. Silvia Battisti: «Anche se a scuola non ho mai assistito ad episodi gravi, so che è un fenomeno triste e diffuso e quello di reintrodurre il 7 in condotta potrebbe porvi un freno». Miss Italia 2007 si dice anche disciplinatissima: «Anche se era un voto che non contava ai fini della media scolastica, in condotta ho sempre avuto 10». Di disciplina parla anche Francesca Martini, ora sottosegretario alla Salute, ma in passato docente e prima ancora alunna modello. «Mi è sempre piaciuto molto studiare, fin dalle scuole elementari. Ho frequentato le Segala: la maestra Mariapia Greselin è stata per me un’insegnante di vita. Seguiva il metodo Montessori e pretendeva, giustamente molto, anche sul piano della disciplina e del comportamento. Nemmeno io tollero gli scherzi goliardici, tantomeno la mancanza di disciplina».
Rompe invece le righe e si lascia andare a un’accurata descrizione delle sue bravate da maffeiano l’avvocato Guariente Guarienti. «Anche se», specifica, «quando ho fatto questi scherzi avevo appena finito la maturità, quindi in realtà ero già fuori dalla scuola». Oltre a murare più volte la porta del Maffei con calce e mattoni, «ho bombardato il Maffei per un’intera mattina con 450 petardi, lanciandoli dal campanile di Sant’Anastasia. Quella volta rischiai di doverne rendere conto anche alle forze dell’ordine, altro che al preside. Mi avevano riconosciuto, ma per fortuna che non avevano prove. Se l’obiettivo del provvedimento è quello di ridimensionare gli atti di bullismo, potrei anche non essere così contrario». Qualche perplessità riguardo l’idea lanciata dalla Gelmini, ce l’ha anche l’europarlamentare Donata Gottardi. «Sono contraria a questi metodi superficiali e coercitivi, più che altro perché rischiano di essere inutili».