rassegna stampa donata gottardiRASSEGNA STAMPA 2008

L'abitudine alla violenza conduce alla barbarie

di Giancarlo Beltrame (l'Arena, 5 ottobre 2008)
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Tante donne, tante mamme si sono date appuntamento ieri pomeriggio in San Giorgeto per l’inaugurazione della mostra fotografica delle immagini che Rosa Rizzi ha scattato per le Madri insieme per una Verona civile, per documentare testimonianze e ricordi lasciati in quel vero e proprio altare laico che era diventato Porta Leoni dopo la morte di Nicola Tommasoli a seguito dell’aggressione di cinque giovani estremisti di destra. Sarà un caso, ma in ogni riquadro votivo delle pareti affrescate c’è una Madonna con Bambino. Sono lì a ricordo di qualche cavaliere morto in giovane età e affidato all’intercessione della Madre di Gesù, la cui crocifissione campeggia sulla parete di fondo, memento di tutte le vittime innocenti della crudeltà umana. Come Nicola.
Le istituzioni non mancano. E per una volta assistono silenziose. Ci sono l’europarlamentare del Pd Donata Gottardi, l’assessore alla Cultura Erminia Perbellini, la consigliera comunale Stefania Sartori, il vicario vescovile Giuseppe Pellegrini e il dirigente scolastico provinciale Giovanni Pontara.
Sotto il Cristo crocifisso ragazzi e ragazze dell’età degli aggressori diventati assassini come conseguenza inevitabile della cultura della sopraffazione e della violenza di cui si sono nutriti e impregnati. Essi non usano la voce per urlare insulti o proferire minacce, né le mani per colpire e ferire. Cantano invece malinconiche melodie e traggono dagli strumenti musiche che vanno dritte al cuore. E dicono parole che invitano a riflettere e a non dimenticare.
«Questa mostra», legge una di loro all’inizio a nome delle organizzatrici, «nasce dalla previdenza di madri che, di fronte all'enormità dell'assassinio di Nicola, sentito subito come fosse uno qualunque dei nostri e dei vostri figli, si sono prese cura di conservare e documentare il patrimonio di civiltà espresso in tanti disordinati e sovrapposti biglietti appesi a Porta Leoni». Definita come un dono alla famiglia di Nicola e alla città, essa «è anche un gesto di partecipazione alla vita pubblica», dedicato «alle istituzioni perché riconoscano per prime la ricchezza delle diversità che popolano la nostra città e ne aiutino la convivenza rispettosa e pacifica. È infatti il rispetto delle tante differenze che rende per prima cosa sicura una città delegittimando chiunque offuschi, con attitudini persecutorie nei confronti del “diverso", il percorso di convivenza civile».
Ed è ancora una volta Filippo Tommasoli, il cugino di Nicola, a farsi portavoce della famiglia «perché la violenza non sia “metabolizzata” dalla comunità veronese come una cosa normale e inevitabile». Legge il messaggio dei genitori e del fratello di Nicola, Luca, Mariannunciata e Alessandro Tommasoli, in cui, con «la speranza che capiscano a quali abisso di barbarie può portare l’abitudine alla violenza», auspicano «che la visita sia fatta in silenzio per permettere ai giovani di provare le emozioni che hanno provato tutti coloro che sono passati e si sono fermati davanti al luogo dell’aggressione». Ma anche il silenzio ha un suono. E quando Andrea Todesco e Anastasia Bartoli Gasdia duettano in Sound of Silence un brivido di profonda emozione percorre tutti, strappando a più di qualcuno, autorità incluse, una lacrima. Ora tocca ai giovani che la visiteranno capire e ricordare.