rassegna stampa donata gottardiRASSEGNA STAMPA 2008

Lavoro è una società rigida

di Enrico Giardini (l'Arena, 06 gennaio 2009)
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 Un incontro su «Giovani, lavoro, Europa» è stato organizzato dal Partito socialista europeo (Pse) e da Generazione democratica Verona al Bioagriturismo Tirtha di Pescantina, con gli interventi degli europarlamentari Donata Gottardi (Pse, Commissione lavoro e commissione economia), Catiuscia Marini (Pse, Commissione mercato interno) e di Stefano Liebman, docente di Diritto del lavoro all’università Bocconi di Milano.

Si è parlato di welfare, mondo del lavoro italiano e condizione dei giovani di fronte alla crisi economica. «Dal Parlamento europeo», ha spiegato Donata Gottardi, «è giunto un quadro approfondito di come la crisi economica renda l’Europa ancor più indispensabile, dato di fatto ammesso ora anche dalle forze politiche di destra. La crisi ci dice che non esiste crescita, occupazione, benessere senza regole pubbliche per il mercato».

«Il confronto tra la direzione in cui si vuole costruire il modello sociale europeo e la situazione italiana è stato illuminante», sottolinea Elisa Cavazza, coordinatrice di Generazione democratica. «I giovani italiani sono i più disillusi in Europa rispetto alla possibilità di trovare un lavoro stabile e soddisfacente. Questo perché non soltanto il mondo del lavoro, ma la società italiana tutta è bloccata, rigida. Bloccati sono i meccanismi di ingresso nel mondo del lavoro, bloccati sono la mobilità, l’ascensore sociale e la possibilità di rientrare nel momento in cui si dovesse uscire dal mondo del lavoro, per esempio per maternità o licenziamento».

«Il modello danese della flexicurity, che garantisce ai giovani danesi il primato europeo di soddisfazione riguardo alle prospettive lavorative», ha precisato Gottardi, «è così difficilmente applicabile alla realtà italiana, ma ogni Paese, anche l’Italia, deve trovare il modo di garantire flessibilità e sicurezza. L’obiettivo dev’essere sempre quello del lavoro stabile, ma gli Stati membri devono garantire indennità di disoccupazione e formazione permanente per permettere ai lavoratori di acquisire nuove competenze e reinventarsi in caso di necessità. Flessibilità significa infatti adeguamento alle esigenze dei lavoratori, garantendo libertà nell’organizzazione degli orari di lavoro, mobilità interna, attenzione alla possibilità di coniugare lavoro e vita familiare».
In Italia invece flessibilità diventa tutto ciò che è esterno al lavoro stabile, precariato e sfruttamento. «Non è possibile far ripartire il mercato del lavoro in Italia», ha detto Liebman, «senza una quantità adeguata di investimenti pubblici e privati. È necessario puntare a innovazione e valorizzazione del merito, ripensando la direzione in cui si cerca lo sviluppo e l’apertura a una diversa organizzazione del lavoro».

Ha concluso Catiuscia Marini: «L’Europa si fonda anche sulla libera circolazione delle persone, perciò è auspicabile che parallelamente a un mercato unico si giunga un giorno a costruire un sistema del lavoro europeo».